Commenta per primo
Il Mondiale del ct friulano, tra allarmi e prime critiche. Capello: "Inghilterra in finale o per me sarà un fallimento". L’elenco dei convocati ha scatenato le polemiche e la divinità italiana, l’allenatore che deve riportare sull’isola un trofeo che manca dal 1966, il nuovo ammiraglio Nelson, è finito nel mirino. Alex Ferguson, suo nemico giurato, invoca la panchina per le Olimpiadi del 2012, la stampa ha scoperto che i portieri non sono all’altezza e che l’età media della rosa è troppo alta. In più ci sono gli infortuni. Il Manchester United non lo aiuta a chiarire le condizioni di Rooney e anche con il Liverpool di Benitez i rapporti sono difficili. Scusa Rafa, come sta Gerrard? «Ha un guaio all’inguine». Cioè? «Boh». L’italiano è diventato ingombrante, costringe i colleghi a fare i conti con la propria professione ed è difficile confrontarsi con un uomo che la gente considera migliore di te. I medici della nazionale sono al lavoro. Glen Johnson e Ashley Cole arrivano da tre mesi di calvario, Ferdinand ha problemi alla schiena, Beckham è rotto. Un incubo. Capello non si scompone, si aggiusta la cravatta, mentre gli squilla il cellulare: «Terry è all’ospedale. Potrebbe essersi rotto il metatarso del piede destro». Gelido. «Fatemi sapere». Sa gestire l’ansia come nessuno. Ha ragione lui, lo si scoprirà a metà pomeriggio. Un problema secondario a un legamento. Capello sorride secco. Cominciamo da qui? «Da Terry?» Sì. «È uno di quelli che fanno la differenza, un leader vero». Grande giocatore ma ex capitano. «Non potevo fare diversamente, lui lo sa che per me i valori vengono prima di tutto». Come è andata tra di voi? «Come vuole che sia andata?». La verità. «Ero in Italia, mi hanno chiamato raccontandomi quello che stava succedendo. Ho riflettuto, poi ho chiamato John e gli ho parlato. È un uomo adulto e una persona seria. Ci siamo guardati negli occhi. Gli ho detto: il capitano deve essere anche un esempio per tutti. Non ti posso lasciare la fascia». Non ha temuto di perderlo? «No». Tradire un compagno andando con sua moglie non aiuta l’armonia di uno spogliatoio. «Una storia di vita, come tante. Parliamo di calcio per favore». Chi sono i leader? «Lampard, Ferdinand, Rooney, Gerrard. E io ho bisogno che stiano dalla mia parte». Lo sono? «Certo». Rooney è l’attaccante più forte del mondo? «Rooney è un giocatore fantastico, che per noi conta moltissimo». Complicato vivere con i giornali inglesi? «Abbastanza. Ogni giorno se ne inventano una. E pesano, condizionano l’opinione pubblica. Ma bisogna riconoscere che hanno il polso della società». Le piace l’Italia di Lippi? «Io penso alla mia di nazionale». L’opinione più diffusa è che sia una squadra senza talento. «Non è la mia». Qual è la sua? «Non parlo degli altri. Ma tutti sanno che negli appuntamenti importanti l’Italia c’è sempre. Con un’unica eccezione, la nazionale del ’74 dove giocavo io». Gli inglesi dicono che il Mondiale lo vince lei. Le pesa? «No. Fa parte del gioco e io sono venuto qui per questo. Per me non arrivare alla finale sarebbe un fallimento». Come ha ricostruito l’Inghilterra? «Con la psicologia. Parlando molto, mettendo delle regole, restituendo a tutti l’orgoglio di questa maglia. Quando sono arrivato vedevo i giocatori spenti, impauriti, senza alcun senso di appartenenza. Sorprendente. Ho stretto i bulloni, ho imposto serietà, il gruppo è diventato di cemento». L’Inghilterra in finale. E poi? «E poi ci sono molte squadre di talento. Dico l’Argentina, la Spagna, ma soprattutto il Brasile. Una corazzata». Le piace Maradona come allenatore? «Non lo conosco». D’accordo, ma che ne pensa? «Non ne penso, parlo solo delle cose che conosco, che vivo direttamente».