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Se il collegio dei docenti dell’Università per gli stranieri di Perugia possedesse ancora un minimo di dignità e di deontologia professionale potrebbe accadere ciò che, realisticamente, non avverrà ma che sarebbe assolutamente giusto se si realizzasse. L’annuncio di una sessione di esami, legale e trasparente, aperta a tutti coloro i quali hanno necessità estrema di essere italiani.

Dal più alto picco del Nord all’ultimo paesino del profondo Sud, in Italia vivono e lavorano migliaia di “invisibili” arrivati nel nostro Paese molto tempo prima dei grandi sbarchi sulle nostre coste. Donne, giovani e anziane, che quotidianamente si spaccano la schiena per punire le scale nei palazzi delle città. Uomini di ogni età che si prestano per lavori saltuari di ogni tipo per sostenere in qualche modo in bilancio famigliare da pura sussistenza. Ragazzini che, a casa, giocano con i sogni immaginando di poter diventare campioni di calcio. Qualcuno di loro avrebbe anche le qualità, ma nessuna società può verificarli ingaggiandoli. Non esistono al pari dei loro genitori.

Si ripete, in casa nostra, ciò che accadeva al tempo delle grandi migrazioni dei nostri bisnonni in America. Esseri umani osservati con sospetto, giudicati e persino condannati per presunzione di colpa. Certamente esisteranno anche malandrini e malavitosi in questa comunità di poveri cristi. Ma né più e né meno di quanti ne produce l’etnia locale  e di quanti, tra mafiosi e picciotti, vivevano negli quartieri dei “mangia spaghetti” a New York. Questa non è retorica, non è luogo comune, non è ideologia di sinistra, non è pensiero radical chic. E’ soltanto e semplicemente necessità di giustizia cristiana.
Ora, per evitare di fermarsi sulla condanna morale di coloro i quali hanno operato con imbecillità o senso di intoccabilità per fare in modo che un uruguaiano milionario, diventasse proditoriamente italiano in dieci minuti per poi concludere miseramente che “tanti in Italia va sempre così”, perché invece non aprire le porte di quello stesso Ateneo per rendere visibili tutti quegli invisibili che vivono, lavorano e producono nel nostro Paese almeno da dieci anni. Passerebbero l’esame senza difficoltà, persino con lode. Loro l’italiano lo sanno benissimo.

@matattachia