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Può darsi che la Supercoppa italiana non sia esattamente il trofeo più importante del nostro calcio.
Può darsi che nessuno ne senta davvero la mancanza.
Può darsi che più lontana ce la si troverà dal nostro campionato meglio sarà per chi la deve affrontare.

Tutto può essere, tranne una cosa: che a inizio di settembre la Lega di serie A, nella quale tanti si riempiono la bocca parlando della vendibilità del nostro calcio, non abbia ancora trovato una sede e una data per collocarla.
Voci di dentro (ma anche di fuori) si premurano di farci sapere che i nostri dirigenti cercano di posizionarla all’estero. Però delle due l’una: o non sono capaci (e ci sarebbe da preoccuparsi) o il nostro calcio non tira davvero più (e ci sarebbe da preoccuparsi). 
Anche perché la partita in questione è Inter-Juventus, cioè il massimo spendibile dal punto di vista del marchio nazionale nel mondo.
Una terza ipotesi porta alla richiesta di danaro: forse spariamo cifre eccessive, forse è il calcio come spettacolo complessivo ad essere in regresso, ma è chiaro che il tempo delle vacche grasse è finito e dalla mammella vizza non zampilla più il latte di una volta.
IN INGHILTERRA - Si diceva dell’estero. Non è una moda, era pura convenienza. L’anno scorso si giocò a Reggio Emilia per il Covid, altrimenti la sede extra-nazionale era diventata una consuetudine abbastanza collaudata. Cinque i Paesi che hanno già ospitato la Supercoppa italiana: gli Stati Uniti (due volte), la Libia (una volta), la Cina (quattro volte), il Qatar (due volte) e l’Arabia Saudita (due volte).
Anche quest’anno si era parlato di Arabia (in barba, naturalmente, alle libertà negate dai governi di quella nazione), ma poi tutto si è arenato e la finale è finita nel dimenticatoio.
Ora qualcuno avanza l’ipotesi che non ci sia un buco in calendario, nemmeno infrasettimanale, per disputarla e che, anche in questo caso, si debba finire a gennaio. Sarà. Nessuno però riesce a spiegarci come mai in Inghilterra, con la fase finale dell’Europeo in casa e con la Nazionale impegnata fino all’ultimo atto contro l’Italia, il Community Shield (l’equivalente della Supercoppa) si sia disputato regolarmente il 7 agosto.
Le squadre erano rimaneggiate? La collocazione era troppo a ridosso della preparazione?
Nessuno ha eccepito. Quello di agosto, per tradizione, è il mese indicato per la manifestazione e in quel mese si gioca. 
Tanto Leicester-Manchester City, questo il match, sarà stato venduto in tutto il mondo senza bisogno di portare le due squadre dall’altra parte del mondo. 
Il rischio di finire in campo neutro, ma italiano, è concreto
. Primo, perché se non si è trovato un Paese ospitante fino ad adesso, difficilmente lo si troverà in meno di due mesi.
Secondo, perché la macchina organizzativa è più difficile da organizzare all’estero che in Italia.
A noi, tanto per capirci, sta benissimo Roma, come stava benissimo giocarla prima dell’avvio del campionato. Ma in Lega, oltre che in liti e agguati interni, sono specialisti nel complicare le cose semplici. Che comporta, quasi sempre, la tecnica del rinvio. Un’arte in cui non siamo solo campioni d’Europa. Ma del mondo intero.