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  • Milan, Cassano non ha tutti i torti: i blackout di Leao non lo rendono un fuoriclasse

    Milan, Cassano non ha tutti i torti: i blackout di Leao non lo rendono un fuoriclasse

    • Simone Eterno
      Simone Eterno
    Ad Antonio Cassano è sempre piaciuto spararle grosse. In campo, quando i suoi lampi di genio deliziavano i palati più fini; così come fuori, quando anziché i piedi, Fantantonio, ha cominciato a usare la lingua. Divisivo, sempre e comunque. Lo è stata la sua carriera, lo sono le sue affermazioni oggi. Se c'è un pregio, al di là delle opinioni, è che Cassano non ha mai utilizzato giri di parole. Non è uno di quegli opinionisti 'cerchiobottisti', quelli di un colpo qua e un colpo là, senza dar fastidio a nessuno e allo stesso tempo senza dire mai niente. Ne abbondano, credetemi. Cassano non è certo uno di questi. Magari potranno non piacere i modi o il linguaggio non propriamente oxfordiano, ma il ragazzo ha frequentato la cosiddetta 'università della strada'. Quelli sono i suoi codici, quelle le sue regole. Dritto al punto. Cassano, la sua, te la sbatte in faccia oggi esattamente come faceva allora. Leggendario resta l'aneddoto di Tonino Rana, presidente della Pro Inter, la prima squadra di Fantantonio: "Ad Antonio piaceva fare il tunnel, se non lo faceva non si sentiva bene. Poi all'avversario diceva: 'Hai lo stesso vizio di tua madre, stai sempre con le gambe aperte' e succedeva un casino". 

    BOTTA E RISPOSTA - E così, a far 'casino', questa volta è la botta data a Rafael Leao: “Quando giocavo io dieci anni fa o quindici anni fa, lui non avrebbe giocato neanche in squadre in corsa per il sesto o settimo posto, è l’opinione del barese. A gettare ulteriore benzina sul fuoco la risposta su Twitter del chiamato in causa: sette faccine da pagliaccio. Anche in questo caso, di interpretazioni, ben poche. 

    'AI MIEI TEMPI' - Sulla comparazione delle epoche si potrebbe aprire un grosso dibattito. E sarebbe come sempre inconcludente. Anche perché gli argomenti di Cassano in questo caso sono piuttosto scarsini. Il barese cita una Serie A di "10 anni fa" facendocela intendere come una specie di 'Eldorado calcistico' a cui il Leao di oggi non avrebbe avuto accesso. Non è così. Al di là della Juventus, dominatrice in Italia e con ambizioni che si andavano rinnovando anche in Europa, il movimento era già in caduta e si reggeva sui 'grandi vecchi' alle ultime cartucce come Francesco Totti, Luca Toni o Antonio Di Natale. Ma il punto è in ogni caso un altro. Il gioco, al suo picco del livello, ha infatti subito una netta evoluzione in termini di velocità e fisicità che ha reso ancora una volta incomparabili le epoche; e il refrain de "ai miei tempi erano più forti", per quanto comprensibile negli occhi dell'ex calciatore che vede meno tecnica e più forza fisica, è comunque stantio. La sfumatura casomai, o meglio, il tema che vuole provare a portare Cassano nella sua contestazione a Leao, è legittimo. Il portoghese è o non è un giocatore discutibile? 

    I GOL - Il fatto stesso che nel day-after si sia instaurato un vivo dibattito, è comunque un segnale. Certo, i numeri di Cassano non sono precisi. "Ha fatto otto gol" è una statistica non corretta. I gol di Leao sono 12 in tutte le competizioni. A cui aggiungere 12 assist. Su 38 presenze complessive. Sono i numeri di un fuoriclasse? Probabilmente no.  Sono le statistiche, sempre citando Cassano, "di un giocatore normale che ha forza fisica"? Anche in questo caso, la risposta è negativa. 

    IL DIGIUNO - Il dibattito su Leao, in ogni caso, si arricchisce di un dettaglio. Che è probabilmente il vero punto su cui ruota l'intera questione, l'intero giudizio fin qui intorno alla carriera del portoghese. Cassano afferma ancora: "Non ha fatto un gol in cinque mesi". Ed è qui che l'ex calciatore fa centro: il digiuno che Leao ha intrapreso in campionato dal 23 settembre 2023 al 25 febbraio 2024. E' corretto catalogare come 'fuoriclasse' un giocatore che si prende una così lunga assenza da una squadra di vertice come il Milan; e che al tempo stesso la società stipendia come stella indiscussa del club? 

    ASPETTANDO GODOT - La risposta è curiosa. Perché non è a mio parere né in un dibattito fatto di numeri né in uno di teorie, gioco e posizioni. La risposta è in un video. Il video del gol all'Atalanta che sblocca quel digiuno di 5 mesi. In quindici secondi esatti, dal controllo al momento dell'esultanza, Leao prima segna un gol per pochi e poi ci invita ironico a continuare a chiacchierare, come se le critiche, dopo un autunno e un inverno da zero gol - ZERO - al Milan, fossero campate per aria, frutto di un'amnesia collettiva. Ecco, è in quel momento che Leao si palesa ancora una volta come questo eterno 'progetto di campione' la cui piena maturazione, ma soprattutto la continuità delle performance, è un'attesa infinita che ricorda il Godot. Chissà se era questo ciò che Cassano ha provato a dirci. Se così fosse, sarebbe difficile dargli torto. 
     

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