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"Per me è il primo anno di lavoro all'Inter. Ho preso un pacchetto preconfezionato con tante situazioni da migliorare. Io sono stato chiamato qui per un progetto vincente, per riportare l'Inter alla vittoria. Non si torna a vincere dall'oggi al domani". Parole e musica di Antonio Conte dopo l'incredibile sconfitta di domenica contro il Bologna che ha definitivamente compromesso il sogno scudetto e complicato il finale di stagione, con l'Atalanta che ora spinge per prendersi la terza piazza occupata dai nerazzurri e mettere nel mirino il secondo posto della Lazio. L'arrivo di Hakimi non può bastare, le richieste sul mercato sono molte e Marotta e Ausilio proveranno ad assecondarle il più possibile, ma Conte sbaglia ed esagera - come è nel suo stile di comunicatore/provocatore - perché sull'Inter dell'attuale stagione c'è eccome l'imprinting del tecnico salentino.

GLI OK DI CONTE - Lukaku, Lazaro, Sensi, Barella, Moses, Young, Alexis Sanchez, Godin, Biraghi, Bastoni ed Eriksen: sono questi gli acquisti effettuati nelle ultime due sessioni di mercato e - tolti il centrale uruguaiano arrivato a costo zero dall'Atletico e l'ex Tottenham - su tutti è arrivato l'ok, la chiara approvazione da parte di Conte. Poi, certo, c'è differenza tra colpi di mercato direttamente sponsorizzati o suggeriti - Lukaku, Young, Moses e Sensi - operazioni di mercato già impostate prima del suo arrivo e avallate, come Barella e il rientro di Bastoni, e altre più "subite", come l'arrivo dallo United di Sanchez in luogo di quell'Edin Dzeko che rappresentava la prima scelta per completare il reparto offensivo. Senza dimenticare, ovviamente, il via libera alla cessione di Icardi, Nainggolan e Perisic per questioni di spogliatoio.
COME SPALLETTI - Sono quasi 150 i milioni di euro sui quali c'è la mano di Antonio Conte, soldi spesi per provare a far fare il salto di qualità a una squadra reduce da due qualificazioni consecutive alla Champions League con piazzamenti non troppo distanti dall'attuale posizione in classifica dell'Inter. Se molti dei protagonisti dell'era Spalletti sono tuttora punti più o meno fermi dell'undici di partenza del suo successore, l'allenatore nerazzurro non può certo partire alla caccia di fantomatici responsabili esterni se i giocatori da lui voluti non sono riusciti ad avere un impatto maggiore. Nessuno chiedeva a Conte di interrompere già nel suo primo anno un dominio della Juve che dura da 8 anni, ma se il ritardo di 13 punti dai bianconeri è stato stato accorciato - per ora - di sole due lunghezze, nonostante un mercato tutt'altro che di secondo piano, la storia del "pacchetto preconfezionato" regge fino ad un certo punto.