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Gattuso, più Demme, più Lobotka: il risultato è un Napoli rinfrancato dalle ultime prestazioni e dagli ultimi risultati e nuovamente in corsa per un posto nell'Europa che conta. Iniziano a intravedersi i frutti della rivoluzione invernale varata da Aurelio De Laurentiis, uno stravolgimento del progetto tecnico che in molti invocavano da diverso tempo.

E' MANCATO IL CORAGGIO - La storia, anche quella del calcio, non si fa con i "se" e con i "ma", eppure il sospetto che le scelte del presidente del Napoli siano state tardive e non abbiano tenuto sufficientemente in considerazione i rapporti ormai compromessi tra gran parte dello spogliatoio e Ancelotti è forte. Segnali ce n'erano stati, molti, e lo stesso De Laurentiis, dopo il deludente girone di ritorno dello scorso campionato, aveva pensato per un attimo al ribaltone, cedendo alla tentazione di puntare su Gasperini. E' mancato il coraggio di sconfessare dopo appena un anno una strategia costruita sulla convinzione che il ciclo non fosse finito, che anche senza Sarri fosse replicabile una certa filosofia di calcio. Ma si sono ignorate soprattutto le dinamiche interne di un gruppo, fondamentali in uno sport di squadra.
FATTORE GATTUSO - C'era bisogno di un altro personaggio di sicuro carisma come Gattuso, di una mini-rivoluzione tecnica avviata soltanto nell'ultima finestra di mercato per infondere nuovi stimoli a tutti quanti e rilanciare le proprie ambizioni. Sarebbe troppo comodo oggi dichiarare con sicumera che, con l'allenatore calabrese da inizio stagione e i rinforzi chiesti e ottenuti a gennaio, l'annata avrebbe preso una piega ben diversa. Si sarebbero evitate però una serie di incomprensioni che hanno portato al clima da tutti contro tutti che da ottobre in avanti ha fatto letteralmente precipitare la situazione e che rischia di aver compromesso la rincorsa a un fondamentale piazzamento Champions. A meno che Gattuso, con Demme e Lobotka...