94
Il migliore, sempre. Da un po' di tempo a questa parte, Gigio Donnarumma sembra essere diventato l'unica ancora di salvezza alla quale aggrapparsi per non andare definitivamente alla deriva. Nel Milan di oggi, in totale crisi di identità e senza alcun punto di riferimento a tutti i livelli, il rendimento del portierone classe 1999 resta una delle poche note liete, uno dei pochi elementi di continuità con quello che la parola “Milan” dovrebbe rappresentare nell'immaginario collettivo. Le incertezze palesate nella partita col Torino rappresentano la classica eccezione di un inizio di stagione sin qui più che all'altezza della situazione. Con molte parate provvidenziali, con molti interventi decisivi per portare in dote quei pochi punti collezionati nelle prime 6 giornate e impedire in altri casi che le debacle assumessero contorni e proporzioni più inquietanti.

SPADA DI DAMOCLE - Un rendimento così clamorosamente al di sopra della media, tanto da suscitare in noi un interrogativo, volutamente provocatorio. Ma Donnarumma cosa ci resta a fare al Milan? Non nel Milan in senso assoluto, ma in questa squadra, la cui cifra tecnica è ben lontana dagli standard tradizionali, e in questa società alla ricerca di se stessa, in cui non sono ben chiari i confini della sfera di influenza di Maldini e Boban e l'impatto di un dirigente affermato come Gazidis, fino alla presenza stessa di Elliott nelle vicende del club. In questo scenario dai contorni sempre più incerti, si inserisce anche la spinosa questione della trattativa per prolungare il contratto del numero uno della Nazionale. La scadenza dell'accordo in essere si avvicina e, di questi tempi, rischia di diventare come una minaccia, come una spada di Damocle sul futuro dei rossoneri. Non trovare un accordo nelle prossime settimane espone la dirigenza al pericolo di ritrovarsi a pochi mesi dal 2021 con una controparte, l'agente Mino Raiola, con un potere contrattuale assolutamente rilevante. Più o meno come quello che gli permise, nell'estate 2017, di strappare il rinnovo a 6 milioni di euro di ingaggio dopo il lungo e duro braccio di ferro con Fassone e Mirabelli.

SERVE UN PROGETTO - Il Milan non può permettersi, per una questione di credibilità, di perdere anche questa partita. Il Milan non può concedersi di lasciar andare il vero pezzo pregiato della rosa, probabilmente l'unico vero fuoriclasse in organico. Ma, dopo una serie di scivoloni e di evidenti errori di valutazione nella direzione tecnica della squadra, non può nemmeno sedersi al tavolo delle trattative in una condizione di palese debolezza. Non basterà questa volta appellarsi al senso di appartenenza e al legame del ragazzo con la squadra che lo ha cresciuto e gli ha consentito a soli 16 anni di esordire in Serie A e affacciarsi poi sulla scena internazionale. Senza un progetto finalmente chiaro e votato a restituire competitività, come si può pensare di immaginare un futuro a lunga scadenza con Donnarumma? Anche per lui, a 20 anni, è forse arrivato il momento di confrontarsi con i più grandi e assecondare le proprie ambizioni personali. Di titoli, di crescita, di prospettiva. Quella che oggi Maldini, Boban, Gazidis ed Elliott non sono in grado di garantire.