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Dzeko è fatto così, prendere o lasciare. Non usa mezze misure l'attaccante della Roma, anche quando si tratta di parlare di una prestazione della propria squadra e dei suoi compagni e di farlo magari in termini molto critici. "Il Siviglia ci ha mangiato in tutto, avremmo dovuto capire che non potevamo fare il nostro solito gioco. Sono molto deluso, il gap con certi avversari è ancora ampio, facciamoci tutti delle domande": è stata questa la pesantissima analisi del capitano giallorosso dopo la netta sconfitta che è costata l'eliminazione dall'Europa League e ha posto la parola fine alla sua stagione e a quella della Roma. 

NON TUTTI GRADISCONO - Un vero e proprio fiume in piena Dzeko, che a distanza di pochi minuti è stato "redarguito" dal secondo giocatore per importanza e gerarchie nello spogliatoio, il vice-capitano Lorenzo Pellegrini: "C’è tanta rabbia e delusione, quindi forse in questo momento è meglio riflettere e non parlare troppo, altrimenti si direbbero cose che non si vogliono". Una tirata d'orecchie in piena regola da parte di un giocatore molto più giovane del centravanti e con molta meno esperienza, ma che è la spia del fatto che non evidentemente non tutti apprezzano l'eccessiva sincerità - a caldo - nelle analisi post-gara di Dzeko. Un giocatore peraltro non nuovo a episodi del genere: lo scorso febbraio, in occasione della partita persa malamente contro il Sassuolo, il "9" della Roma fu protagonista di un confronto accesso all'uscita dal campo con l'allenatore Fonseca e ancora più esplicito davanti ai microfoni dopo il fischio finale: "Nel primo tempo nessuno di noi è stato al livello della Serie A, ci segnavano ogni volta che passavano la metà campo".
QUANTI PRECEDENTI - Ma l'allenatore portoghese non è l'unico, negli anni, ad essere finito indirettamente nel mirino di Dzeko, che nel settembre 2017 - dopo una partita in Champions League molto sofferta con l'Atletico Madrid - ebbe modo di lamentarsi per l'approccio scelto dall'allora tecnico Eusebio Di Francesco e per i pochissimi palloni arrivati dalle sue parti. E anche con Spalletti prima non erano mancati i momenti di frizione. Il problema è che Dzeko, quando non riesce ad incidere o si sente poco coinvolto nel gioco, si spazientisce facilmente e assume atteggiamenti coi compagni che non sempre possono essere percepiti come uno stimolo per migliorare. Perdere, e male, non piace a nessuno, soprattutto ai giocatori più forti, ma essere leader ed essere capitano ti impone a volte di saper contare fino a 10. E la punzecchiatura di Pellegrini è lì a ricordare che a Roma e nella Roma non tutti la pensano come Dzeko.