Errare è umano, perseverare è diabolico. Lorenzo Insigne sembra proprio aver non imparato la lezione e il Napoli ancora una volta è costretto a leccarsi le ferite. Per carità, la sconfitta interna contro la Juventus di domenica scorsa cambia poco nell'economia di un campionato dominato dall'inizio dai bianconeri e non è lontanamente paragonabile al "suicidio" calcistico di Firenze della scorsa stagione, quando il colpaccio dello Stadium targato Koulibaly venne vanificato in maniera incredibile. In entrambi gli episodi, Insigne è un personaggio centrale, purtroppo per lui e per la sua squadra non con i fatti ma a parole.

RECIDIVO - "Per la Juve era una finale? Sono abituati a perderle", aveva ironizzato il nuovo capitano del Napoli dopo aver espugnato con i suoi compagni lo Stadium ed evidenziando l'idiosincrasia dei bianconeri per la Champions League. Parole che si sono prontamente ritorte contro e che avrebbero dovuto servire come monito e insegnamento per il futuro. E invece, puntualmente, Insigne ci è ricascato prendendo spunto nuovamente dalle disavventure europee della banda Allegri, uscita sconfitta dalla partita di Madrid contro l'Atletico di un Simeone decisamente carico. Come ha confermato l'esultanza esibita in occasione del gol di Gimenez, che ha fatto subito il giro del mondo e provocato l'apertura di un'inchiesta della Uefa nei suoi confronti. E allora quale migliore occasioni per il numero 10 azzurro per cospargere di sale le ferite bianconere e scaldare l'atmosfera in vista dello scontro diretto del San Paolo?

LA MALEDIZIONE DEI RIGORI - Il gesto fatto in allenamento, lo sfoggio de los huevos, è diventata la nuova frontiera dello sfottò anti-Juve, più ancora della mano portata all'orecchio di Mourinho. Ma Insigne non deve aver pensato che potesse fornire ai propri avversari un surplus di motivazioni, un errore da non commettere mai di fronte a una squadra che negli ultimi anni ha tratto linfa vitale anche dalle provocazioni dei propri rivali. Quel che è peggio è che porre tutta questa attenzione sulle punzecchiature ha finito per distogliere la concentrazione del capitano del Napoli, che ha poi fallito il rigore che avrebbe potuto regalare il pareggio. Il secondo errore dal dischetto del ragazzo di Fuorigrotta in carriera, curiosamente sempre contro la Juve. A conferma del fatto che errore è umano, ma perseverare è diabolico.