Un disastro. Non può essere descritta diversamente la seconda esperienza di Vincenzo Montella alla Fiorentina e che rischia di avere un finale prematuro quanto drammatico: la retrocessione dei viola in Serie B. Nonostante sia sufficiente un punto per essere aritmeticamente certi della salvezza, alla luce del recente trend in campionato (un pari e 6 sconfitte consecutive dall'avvicendamento tra Pioli e l'Aeroplanino), chi può escludere a priori l'ennesima debacle al cospetto del Genoa del grande ex Prandelli, decisamente più disperato dall'alto del suo terzultimo posto e costretto a sperare che l'Empoli non faccia risultato con l'Inter a San Siro?

NON VINCE PIU' - La Fiorentina non conosce la parola "vittoria" in campionato dal lontano 17 febbraio, al "Franchi" nemmeno dal lontanissimo mese di dicembre. Montella, il presunto uomo della provvidenza, non colleziona un successo con una sua squadra addirittura dal 13 marzo 2018, quando firmò il colpo in Champions League sul campo del Manchester United alla guida del Siviglia. Da quel momento è iniziata una striscia negativa che lo ha portato all'esonero, da subentrante, in Spagna e al ritorno in Italia, con una resa sotto gli occhi di tutti. Numeri che arrivano sull'onda lunga della precedente avventura al Milan, realmente positiva nella prima metà della sua prima stagione, ma decisamente molto meno soddisfacente da gennaio 2017 in avanti, fino alla conclusione del rapporto con la proprietà cinese a novembre. E prima ancora c'era stata la Sampdoria, dove prende il posto di Zenga alla 13a giornata e faticosamente la conduce alla salvezza, con soli 2 punti sulla zona rossa.

PEGGIO DI LUI SOLO I DELLA VALLE - Se consideriamo le statistiche di Montella quando ha accettato una panchina in corsa, il bilancio è decisamente in deficit e rende ancora più incomprensibile la scelta della proprietà della Fiorentina di puntare su un allenatore con le caratteristiche e i concetti tattici ben precisi. Tra Roma, Sampdoria, Siviglia e Fiorentina, ad oggi sono soltanto 18 le vittorie in 63 partite, a dimostrazione delle sue difficoltà nell'entrare in fretta nelle teste dei calciatori e di svolgere il ruolo di motivatore che viene richiesto a chi eredita una situazione di difficoltà. Grave che un tecnico ormai navigato abbia sottovalutato così tanto i problemi strutturali della Fiorentina per dire sì all'offerta dei Della Valle, ancora più grave che i vertici societari abbiano preso così sotto gamba la spirale negativa in cui si era infilata la squadra, non trovando niente di meglio che addossare tutte le colpe su Pioli. Montella è un disastro, ma chi lo ha scelto è peggio di lui.