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L'ennesimo scempio arbitrale - il rigore assegnato alla Fiorentina contro la Roma per il lievissimo contatto tra Karsdorp e Nico Gonzalez - ha nuovamente posto l'attenzione sul ruolo e sull'utilizzo sempre più cervellotico del VAR. Tanto da indurre il numero uno della Lega Lorenzo Casini a prendere una posizione che ha già scatenato il dibattito: "Credo che delle migliorie vadano discusse, una che trovo ragionevole è quella del challenge. In un clima di sospetti, dare la possibilità - anche solo una volta o due - alle squadre di rivedere una determinata azione penso sarebbe un segnale di apertura". Una proposta per ora, ma che troverebbe un ampio consenso da parte dei club di Serie A; una proposta che, da regolamento, dovrebbe passare dall'unico organo abilitato a discutere di modifiche regolamentari, l'IFAB. Con tempi tecnici di approvazione che renderebbero impraticabile l'adozione di un nuovo protocollo già a partire dalla prossima stagione. Sempre che sia davvero questa la soluzione a tutti i mali...

CONFUSIONE TOTALE - Il corto circuito dell'asse Guida-Banti, insieme a quello che ha visto protagonista l'arbitro Marinelli in Venezia-Bologna (un improbabile penalty concesso per il contatto tra Medel e Aramu, confermato nonostante la on field review) hanno certificato lo stato di enorme confusione che regna tra i direttori nel raggiungere un equilibrio tra il potere decisionale che gli spetta su una certa categoria di episodi e il prezioso contributo fornito dalla tecnologia per correggere gli errori chiari ed evidenti. Un concetto quest'ultimo sempre meno chiaro, a fronte di un'interpretazione sempre più larga e discrezionale del protocollo VAR, che con l'introduzione delle review a chiamata alimenterebbe ulteriormente la già esistente situazione di caos generale. 
IL VAR NON E' LA MOVIOLA - Il vero problema evidenziato da questa stagione è stato proprio l'utilizzo smodato del VAR e senza un minimo di coerenza; al termine di un campionato in cui sta prendendo piede la pericolosa tendenza di andare a vedere anche il contatto più irrisorio - a differenza di quello che avviene in campo internazionale -  dare alle due squadre il potere di decidere quando avvalersi della tecnologia rischia soltanto di peggiorare la situazione. Considerazioni che nascono dalle altre parole rilasciate dal presidente della Lega Casini, una sorta di ammonimento per tifosi e addetti ai lavori, ossia che le review davanti al monitor non debbano essere intese e non debbano nemmeno convertirsi in moviole in campo. Generando la sensazione che il challenge porti automaticamente ad una decisione a proprio favore. La questione è un'altra: serve una classe arbitrale preparata, credibile e coerente, che abbia finalmente la possibilità di condividere - possibilmente in tempo reale - i momenti che precedono le loro decisioni. Un salto culturale clamoroso per un Paese e un calcio come il nostro, ma uno sforzo fondamentale verso la totale traspareza e un trampolino di lancio nel futuro.