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    Ce l'ho con... Sarri, perché il bomber della nostra Under 21 con te non gioca mai? L'Italia è prigioniera dei suoi preconcetti

    Ce l'ho con... Sarri, perché il bomber della nostra Under 21 con te non gioca mai? L'Italia è prigioniera dei suoi preconcetti

    • Andrea Distaso
      Andrea Distaso
    Se il miglior cannoniere della nostra Nazionale Under 21 - una squadra completamente in fase di ricostruzione ma ricca di talenti bisognosi di fiducia e di spazio - nella Lazio di Maurizio Sarri continua ad essere impiegato col contagocce, significa che il nostro calcio ha un problema grosso come una casa. La mancata partecipazione al Mondiale per la seconda volta consecutiva è soltanto la punta dell'iceberg e il sintomo più grave del nostro malato, ma anche la diretta conseguenza di un limite culturale che fatichiamo a superare. Se Matteo Cancellieri, che con la doppietta contro la Germania ha confermato il proprio status di marcatore più profilico tra gli Azzurrini nell'ultimo anno (da settembre 2021 ad oggi) con un bottino di 4 reti, in biancoceleste ha collezionato sin qui la miseria di 184 minuti, qualche domanda è bene porsela.

    IL PARADOSSO - A noi in quanto rappresentanti di un sistema di cui fanno parte ovviamente in prima battuta i presidenti, i dirigenti, i direttori sportivi e poi gli allenatori. Perché ha poco senso riempirsi prima gli occhi e poi la bocca sulle qualità indiscutibili di un ragazzo del 2002 che a Verona aveva già dimostrato di avere qualcosa in più della media se poi la logica che continua a prevalere è quella del "meglio l'uovo oggi che la gallina domani". Claudio Lotito ha investito circa 8 milioni di euro per l'ex Roma, ma Maurizio Sarri - che dal punto di vista tattico è oggi uno dei punti di riferimento del nostro movimento, tanto da essere diventato materia di studio per il lavoro svolto a Napoli - sembra avere altre idee. Perché è facile dire che si vuole e si deve puntare sui prodotti di casa nostra e che quello che importa è la prestazione, ma molto più complicato risulta mettere in pratica questi concetti. Che, attenzione, non sono parole vuote e non dovrebbero esserlo. Mai. Tanto più in un momento così cupo per il calcio italiano.

    MA QUALE RISCHIO? - E allora fa male al cuore se il Cancellieri di turno - perché il suo caso è paradigmatico di quanto avviene in troppe squadre, a maggior ragione se di vertice - finisce per essere l'agnello sacrificale di un meccanismo perverso per cui per lavorare con serenità e non finire nel tritacarne mediatico delle critiche preconcette devi portare a casa il risultato. Sempre e con qualunque mezzo. Mettendo da parte il "rischio" che comporta il lancio di un giovane al posto di un giocatore più esperto. Ecco, forse l'errore sta proprio qui: nell'intenderlo come se fosse un pericolo, una minaccia portatrice di possibili sventure e non una scommessa, un'opportunità. O un investimento a tutto tondo e non soltanto guardando al prezzo d'acquisto. Perché oggi parliamo di Cancellieri, ma al prossimo grande flop della nostra Nazionale chi sarà il "segnalato di turno"?

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