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I tifosi del Milan si ricorderanno a lungo quell'istantanea, quel “frame” che ha fatto in fretta il giro del web, con Suso quasi all'altezza del dischetto nell'area di rigore, con tre compagni pronti a ricevere il pallone e Handanovic e Asamoah come unici baluardi a protezione della porta dell'Inter. Pur nel contesto di una partita dominata in lungo e in largo dalla squadra di Conte, certe partite possono svoltare grazie agli episodi. E con essa probabilmente una stagione non iniziata nel migliore dei modi per la banda Giampaolo. Già benedetta dalla sorte quando Donnarumma ha sfoderato un paio di parate da fenomeno e quando il palo si è rivelato salvifico sulla conclusione a porta vuota di D'Ambrosio. Suso poteva indirizzare in un certo modo il derby, ma ha sprecato l'occasione e il dibattito sulla sua controversa figura torna a farsi incandescente.


L'EQUIVOCO - Equivoco tattico, giocatore monopiede, accentratore della manovra ma al contempo unico elemento con qualità superiori e in grado di fare la differenza nell'uno contro uno: si è detto tutto e il contrario di tutto su di lui, ma se siamo soltanto all'inizio della stagione e il rendimento del calciatore spagnolo rimane ancora oggi tema di dibattito, non si può parlare di accanimento nei suoi confronti. Giampaolo si era convinto nel corso dell'estate di poterlo trasformare nel trequartista indispensabile per il suo sistema di gioco, ma ha dovuto prendere atto, anche nel derby, che l'attrazione naturale per la classica mattonella sul settore di destra del campo è ormai un habitat naturale del quale l'andaluso non riesce proprio a fare meno. Soltanto questione di caratteristiche tecniche ben precise o di una pigrizia mentale che rischia di condizionare in negativo l'ennesima annata partita col piede sbagliato per il Milan?

VA MESSO DA PARTE - Un interrogativo che l'allenatore rossonero, non in scadenza ma nemmeno più tanto tranquillo della propria posizione, non può pensare di eludere con le solite risposte evasive rese in conferenza stampa o nelle interviste post-gara. Da qualsiasi parte la si voglia vedere, Suso è un giocatore condizionante, nel bene quando con assist e gol decide le partite, nel male quando col suo ritmo compassato e la sua conduzione di palla fa perdere alla squadra quei tempi di gioco che nel calcio moderno sono fondamentali per rompere l'equilibrio. Se Giampaolo è convinto che il suo gruppo abbia nelle sue corde un modulo, un modo di interpretare le gare, affine alle sue convinzioni, è giunto il momento di provare a farlo davvero con gli interpreti meglio indicati. Se il numero 8 rossonero è un limite, un freno a questo tipo di ambizione, è giusto che, come qualsiasi altro giocatore, venga messo da parte. Due mesi di preparazione e di lavoro su un progetto ben preciso non possono essere gettati in un cestino per “colpa” di un solo calciatore, per quanto valido. E qui non si tratta di un passaggio mancato o di un gol che potenzialmente avrebbe potuto cambiare la storia di una partita e forse di un'intera annata. Qui si parla di coraggio, di coerenza con le proprie idee, del diritto di portare fino in fondo le proprie convinzioni e di mettere definitivamente da parte la ragion di Stato e i contentini per fare davvero il bene di tutti.