Avversari nel testa a testa per un posto in Champions League, Inter e Roma sono accomunate in questa finestra di mercato dall'essere le grandi deluse del momento, seppur per motivi differenti. I nerazzurri e soprattutto il loro allenatore Luciano Spalletti si era fortemente convinto di poter colmare il gap tecnico con la sua ex squadra, sull'onda delle promesse di mercato fatte dalla proprietà cinese, dall'altra parte Eusebio Di Francesco è vicinissimo a perdere il suo bomber di riferimento nel bel mezzo della stagione dopo il sacrificio Salah della scorsa estate per ragioni di bilancio. Situazioni perfettamente comprensibili e accettabili in un periodo storico nel quale i risultati sportivi non possono prescindere dalla sostenibilità economica, a patto che le strategie aziendali vengano sempre comunicate in maniera chiara e trasparente a tutti gli attori coinvolti.

LE PROMESSE DI ZHANG - Fra queste non possono non figurare due tifoserie molto appassionate e che hanno abbracciato senza esitazioni i nuovi progetti delle rispettive società, mai come in avvio di questa stagione fiduciose di poter insidiare lo strapotere della Juventus. Nonostante i paletti estremamente rigidi imposti dal Fair Play Finanziario e situazioni debitorie ben note a tutti. Se ti presenti da nuovo proprietario sbandierando la volontà di riportare grandi campioni in una piazza che è stata abituata benissimo durante la gestione Moratti, se investi con scarso profitto oltre 100 milioni di euro per operazioni molto azzardate (da Gabigol a Joao Mario, passando per Gagliardini e Dalbert), arrivare a gennaio con la prospettiva di trattare soltanto gli esuberi in giro per l'Europa vuol dire essere venuto meno a dei patti. Nei confronti di un pubblico che a ogni match casalingo fa registrare numeri importanti in termini di affluenza e di un allenatore che ha firmato un contratto pluriennale avendo ricevuto certe garanzie.

PALLOTTA SA SOLO VENDERE - Se ti presenti in una città e in una piazza assetata di successi come Roma parlando in maniera maniloquente per quasi 7 anni di "progetto", di "crescita" e dove la costante resta la cessione dei pezzi pregiati della collezione per finanziare le successive campagne acquisti, come puoi aspettarti una risposta accondiscendente da parte di tifosi e stampa locale? Se dopo 7 anni i conti del club continuano ad essere all'insegna di un pesante e preoccupante rosso, se il brand non è cresciuto e il fatturato rimane troppo lontano dalle altre big del campionato, se a metà campionato metti ufficiosamente tutti sul mercato, lasciando la patata bollente nelle mani dell'allenatore, vuol dire che tutta la verità non l'hai raccontata. Zhang e Pallotta, due facce della stessa medaglia e la dimostrazioni che, ad oggi, l'ingresso degli imprenditori stranieri nel calcio italiano si è rivelato un fallimento totale.