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Petr Cech, fino all’altro ieri: portiere di calcio, con Chelsea e Arsenal le sue stagioni migliori, 124 presenze con la Repubblica Ceca, 4 volte vincitore della Premier, una Champions e una Europa League in bacheca, tra i top della sua generazione, riconoscibile per il caschetto da rugbista (necessario dopo un infortunio alla testa) che indossava quando si piazzava tra i pali. Petr Cech, oggi a 37 anni: portiere di hockey su ghiaccio con Guildford Phoenix, seconda squadra dei Guildford Flames, club della British National League, già protagonista al primo match, contro gli Swindon Wildcats. Ha parato due rigori, tra i tanti interventi decisivi per la vittoria dei suoi. La sua specialità, i rigori: da portiere (di calcio) ne ha parati 17, pari al 21% di quelli a cui ha dovuto opporsi. Il salto da una disciplina sportiva all’altra - tra i campioni e tra gli onesti mestieranti - non è una novità. Sempre a proposito di hockey su ghiaccio: il bielorusso Vitali Kutuzov (ex attaccante di Avellino, Parma, Pisa) ha giocato in porta con i Diavoli Rossoneri di Sesto San Giovanni. per lui: cambio di sport, cambio di ruolo.

Molti sono gli atleti che avrebbero potuto sfondare in uno sport diverso da quello che solitamente gli associamo. Fenomeni polivalenti come Bruno Conti, campione del mondo nel 1982, da ragazzino era ritenuto un predestinato del baseball. Giocava a Nettuno, la sua città. Quando scelse il calcio per mesi si tormentò, convinto di aver deciso per lo sport sbagliato. L’immenso Michael Jordan - dopo tre anelli coi Chicago Bulls - provò anche lui con il baseball, nella Minor League. Poche soddisfazioni durante una stagione con contorni da commedia e un immediato ritorno in NBA, per vincere altri tre titoli. Non è sempre detto che il salto riesca. Guardate Usain Bolt. Il più grande velocista della storia da quando si è ritirato sta provando in tutti i modi a farsi ingaggiare da un club di calcio. Tanto ritorno pubblicitario, pochissimi palloni spinti in porta.

In America il primissimo caso noto di campione-diviso è quello di Bob Hayes, velocista, due ori olimpici a Tokyo 1964, prima di diventare una stella del Football americano con i Dallas Cowboys. Ha fatto invece scalpore qualche anno fa la notizia del portiere che si è trasformato in un wrestler professionista: parliamo del tedesco Tim Wiese, una buona carriera col Werder Brema prima di salire sul ring. Mondi lontani, ma nemmeno tanto. Il golf è il rifugio preferito di tanti ex fuoriclasse. Da Shevchenko a Maldini, da Zidane a Del Piero (anche se l’unico a poter competere con i professionisti ad un certo livello è il francese ex Parma Boghossian). Una gran bella storia è quella del pilota scozzese di Formula 1 Jackie Stewart: se la cavava egregiamente al tiro al piattello, partecipò (da riserva) alle Olimpiadi del 1960, provò il primo bolide di F1 tardi, a ventidue anni, su consiglio del padre. Ebbene: Jackie Stewart è la dimostrazione che campioni si nasce anche a propria insaputa. Per lo scozzese parlano i tre titoli mondiali vinti nell’epoca selvaggia e sentimentale della Formula 1: 1969, 1971 e 1973. Tre trionfi in nove anni di attività.

Infine citiamo una donna per tutte. Alla 24enne di Praga Ester Ledecka è riuscita un’impresa da record: alle recenti Olimpiadi invernali del 2018 ha trionfato nel superG di sci alpino e nel gigante parallelo di snowboard. Due ori, due discipline diverse a pochi giorni di distanza. Mamma pattinatrice, papà cantautore, fratello fumettista: una famiglia - quella dei Ledecka - di veri artisti.