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Nove punti in meno rispetto alla stessa giornata della scorsa stagione, una evidente involuzione nel gioco e nei protagonisti principali, Leão su tutti. Ma il 2023 horribilis del Milan racconta di una squadra capace di raccogliere la miseria di 4 vittorie con una media punti di 1,09 a partita e 15 in meno della capolista Napoli. Una crisi di gioco e d’identità che ha diversi responsabili e tra questi c’è anche Stefano Pioli.

LE DUE FACCE DELLA MEDAGLIA- Se il cammino in Champions League può definirsi positivo (nonostante la debacle di Londra con il Chelsea) lo stesso non si può dire del campionato. L’obiettivo minimo del quarto posto è seriamente a rischio perché il Milan visto all’opera contro l’Udinese preoccupa perché totalmente incapace di creare gioco e di reagire quando va sotto nel risultato. Impensabile ipotizzare una metamorfosi così netta a pochi mesi dal successo di Reggio Emilia che aveva consegnato il 19esimo scudetto al club di via Aldo Rossi. E dopo la sosta si dovrebbe rivedere il vecchio 4-2-3-1 perché la difesa a tre non sta portando i risultati. Anzi, contro avversari di minore caratura tecnica risulta anche deleteria. 
SOTTO ESAME- Il management sportivo è quello societario erano convinti di aver trovato in Pioli il condottiero ideale per aprire un ciclo vincente tanto da fargli sottoscrivere un rinnovo di contratto lungo, fino al 2025. La fiducia nel lavoro del tecnico emiliano è ancora viva ma la conferma per la prossima stagione passa dalla qualificazione all’edizione 2023/2024 della Champions League. Ora tocca all’ex Fiorentina trovare delle soluzioni per risolvere i problemi e trovare quella continuità di risultati, che è sempre mancata in questa annata anomala sotto tutti i punti di vista. Prima che sia troppo tardi.