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Andrés Guglielminpietro, per gli amici Guly. Con quel cognome infinito, con quell'aria da bravo ragazzo, con quell'accento spagnolo che mette il buon umore: l'esterno argentino, nato a San Nicolás de los Arroyos ​ormai 46 anni fa, è forse il calciatore ricordato contemporaneamente a Milano con il maggior affetto, dai tifosi del Milan, e con la maggior indifferenza, dai tifosi dell'Inter. Una carriera diametralmente opposta sotto la Madonnina: nelle fila dei rossoneri, eroe dello scudetto di Zaccheroni; nelle fila dei nerazzurri, flop mai rimpianto. Ma andiamo con ordine,

IL PADRE INGEGNERE E SFIDUCIATO, IL MILAN DI BERLUSCONI E ZAC - Figlio di un ingegnere che non voleva che giocasse a calcio, Guly cresce e inizia nelle giovanili del Gimnasia La Plata, con cui debutta in prima squadra nel 1994, giocando per quattro anni nel ruolo di esterno alto offensivo. una buona carriera, che prende il volo nel 1998, quando il Milan di Silvio Berlusconi lo acquista per 10 miliardi e lo porta a giocare in Italia, a 24 anni compiuti. Inizialmente l'allenatore Alberto Zaccheroni non ha grande fiducia in lui, poi invece lo lancia da titolare, largo nel suo 3-4-3. E' l'inizio di una fiaba, tanto bella quanto corta.

SCUDETTO DA PROTAGONISTA, COL PERUGIA NEL DESTINO - Nel gennaio del 1999, contro il Perugia, fornisce l'assist per Bierhoff e realizza la prima rete in Serie A, bissandola a giugno, sempre contro gli umbri, nell'ultima storica giornata di campionato: il Milan corona la rimonta scudetto sulla Lazio, 7 punti nelle ultime 7 partite, vincendo proprio al Curi con gol dell'argentino. Una rete che vale uno scudetto, tanto agognato quanto improbabile, visto il maggior tasso tecnico dei biancocelesti in quella stagione e il ritardo in classifica da parte dei rossoneri. Viene e verrà per sempre ricordato dai tifosi del Diavolo come l'eroe dello scudetto di Zac, accanto a compagni del calibro di Alessandro Costacurta, Demetrio Albertini, Paolo Maldini, Zvonimir Boban, Leonardo e George Weah
FLOP ALL'INTER, E IL BOLOGNA - Ma non finisce qui: dopo due anni di panchina e tribuna, per via del poco spazio riservatogli dai tecnici rossoneri, passa all'Inter, l'odiata rivale cittadina, in uno scambio con Cristian Brocchi: nonostante lo scudetto perso il 5 maggio e la semifinale di Champions sfuggita proprio contro l'altra squadra di Milano, non riuscirà mai a togliersi di dosso quello status di icona del Milan, diventando un vero e proprio flop in nerazzurro, tanto da essere poi ceduto in prestito al Bologna, prima di chiudere la carriera tra Argentina ed Emirati Arabi. A 33 anni compiuti decide di ritirarsi ed entrare nello staff di Diego Pablo Simeone, diventando successivamente vice di Nelson Vivas.​

DA ALLENATORE A PROCURATORE CON NEGOZI DI ABBIGLIAMENTO - La carriera da allenatore, poco fortunata, dura relativamente poco. Oggi Guly fa il procuratore, lavorando con le persone che erano al fianco di Jorge Cyterszpiler, il primo agente di Diego Maradona, con le quali ha aperto una nuova impresa. Fa la spola tra l'Italia e l'Argentina, dove possiede due negozi di abbigliamento sportivo. E quando torna viene sempre ricordato con affetto dai tifosi del Milan. Quelli dell'Inter invece...​

@AleDigio89