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I monti Carpazi sono l'ala orientale del grande sistema montuoso centrale dell'Europa, terre da sempre magiche per il miscuglio di etnie, il folklore e le tante diatribe che ne hanno caratterizzato la storia: c'è stato però un calciatore in grado di mettere tutti d'accordo, grazie alla capacità di sciorinare classe e gol come un'antica melodia tsigana. Il suo nome è Gheorghe Hagi e nasce a Sacele, piccolissimo comune della Romania nel distretto di Costanza, nella storica regione della Dobrugia, 53 anni fa.

MARADONA DEI CARPAZI: IL MIGLIORE DI SEMPRE IN ROMANIA - "Maradona dei Carpazi" o il "Regele", "re" in rumeno, sono i soprannomi che gli vengono assegnati sin dalla giovane età: stiamo infatti parlando di uno dei più grandi numeri 10 della storia del calcio, considerato il miglior calciatore rumeno di tutti i tempi e capocannoniere della nazionale assieme ad Adrian Mutu. Fantasista puro, che ricordava nelle movenze proprio Diego Maradona, al quale era assimilato anche per la precisione del piede sinistro, si distingue subito per il carattere rissoso e arrogante, come l'omologo bulgaro Stoichkov, e l'atteggiamento ribelle che lo spinge a litigare con numerosi dei suoi allenatori.

L'ETA' DELL'ORO NELLA STEAUA, FINO ALLA CHAMPIONS CONTRO IL MILAN - Inizia a giocare per la squadra della propria città, il Farul Constanza, prima di trasferirsi a Bucarest, capitale della Romania,, prima nel Luceafarul e poi allo Sportul Studentesc, tra i più antichi club del paese. Chiaramente viene subito notato dalla Steaua Bucarest, dove inizialmente doveva rimanere esclusivamente per la finale della Supercoppa Europea: la finale finisce 1-0 per i romeni grazie alla rete di Hagi, e quindi la storia cambia. Cominciano quattro anni nella Steaua nei quali vince tre campionati e tre Coppe di Romania, segnando come un centravanti (76 gol in 97 partite) ed arrivando alle semifinali della Coppa dei Campioni nel 1988, per poi raggiungere la finale l'anno successivo nella partita persa per 4-0 contro il Milan

DAL REAL MADRID AL BRESCIA AL BARCELLONA  - Il Real Madrid si accorge di lui e brucia il Milan di Arrigo Sacchi e il Bayern Monaco: i Mondiali del 1990 vedono aumentare la statura internazionale di Hagi, che trascina la Romania fino ai quarti di finale della competizione. In Spagna rimane per due stagioni e si segnala per un gol da cinquanta metri contro l'Osasuna, prima di decidere di provare l'avventura italiana: incredibilmente la spunta il Brescia, che lo acquista ma retrocede subito in Serie B, prima di risalire proprio grazie alle prestazioni del romeno. Torna quindi in Spagna, al Barcellona, dove però vive due stagioni poco felici, anche a causa degli infortuni. 

IL GALATASARAY: QUATTRO TITOLI, LA COPPA UEFA E LA SUPERCOPPA CONTRO IL REAL - Hagi decide dunque di firmare per il Galatasaray: sembra l'inizio della fine, ma in Turchia vive gli anni più importanti della sua carriera, vincendo ben quattro scudetti consecutivi, la Coppa UEFA del 2000 dopo aver sconfitto l'Arsenal in finale, partita in cui Hagi venne espulso nel secondo tempo a causa di una brutta reazione nei confronti del capitano della squadra inglese Tony Adams, ma soprattutto la Supercoppa Europea contro la sua ex squadra, il Real Madrid, umiliando nientepopodimeno che Roberto Carlos. 

ALLENATORE, PRESIDENTE E PADRE D'ARTE - A 36 anni decide di ritirarsi dal calcio giocato e di diventare allenatore: prima viene nominato commissario tecnico della Romania in sostituzione del dimissionario Boloni, fallendo la qualificazione al Mondiale. Poi passa ai turchi del Bursaspor e del Galatasaray, ai romeni del Timisoara e della Steaua Bucarest, prima del Viitorul Costanza: ma la panchina non sembra la sua strada, nonostante il campionato vinto proprio con questi ultimi. Decide quindi di lasciare e di acquisire il club, del quale diventa presidente: il figlio Ianis, già visto in Italia con la maglia della Fiorentina, gioca proprio per lui e promette molto bene. Insomma, la dinastia continua. 

@AleDigio89