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Se ci si vuole consolare con il trentacinquesimo risultato utile consecutivo, ad un passo dal record del mondo del Brasile, facciamolo pure. Ma dalla nazionale campione d’Europa solo 53 giorni fa a Wembley ci si attendeva una vittoria contro la Bulgaria, numero 75 del ranking Fifa e selezione di una modestia sconfortante. 
L’Italia non ha deluso in toto, ma davanti. A parte Chiesa, Immobile ha balbettato (è sembrato essere quello dell’Europeo) e Insigne ha fatto benino (due occasioni inventate) non benissimo, come spesso gli accade.
Non è mancata l’umiltà, ma l’energia. E la ferocia, caratteristica che all’Europeo, portava ad azzannare qualsiasi avversario. Eppure sarebbe bastata solo un po’ di determinazione in più e, dopo il vantaggio di Chiesa, l’Italia avrebbe dilagato, perché la Bulgaria aveva visto fallire presto il suo piano.

Al contrario, gli azzurri hanno preferito il controllo e da una palla persa in avanti, abbiamo subito un contropiede, complicato dagli errori di Florenzi e dalla disattenzione di Acerbi (in parte anche di Bonucci), prendendo il pareggio.
Settembre, poi, non è un mese favorevole alla Nazionale. I giocatori hanno solo un paio di partite nelle gambe, qualcuno (Donnarumma e Berardi) nessuna e la tenuta massima è di un’ora. Poi il calo è fisiologico e con il calo diminuisce la precisione. 
Non è il caso di fare tragedie, ma di alzare le antenne. La Svizzera è un avversario complicato, ha cambiato allenatore (Yakin ha preso il posto di Petkovic), Basilea non ci porta bene. 
E poi un memento: l’Italia è campione e tutti vogliono fare bella figura. Ragione in più per ritrovare lo spirito dell’Europeo.   
Mancini ha riproposto la Nazionale della finale di Wembley con due eccezioni: Florenzi per Di Lorenzo e Acerbi per Chiellini (dovrebbe giocare con la Svizzera). Ovviamente immutato il sistema di gioco (4-3-3) con pressing in avanti per togliere qualsiasi velleità avversaria.
La Bulgaria  (4-1-4-1) lascia la palla agli azzurri e aspetta, compatta e sorniona. Servono calma e fraseggi precisi per venirne a capo. Come quello di Insigne (12’) che si fa dare la sponda da un avversario e, però, giunta a tu per tu con il portiere appoggia incomprensibilmente (per uno come lui) fuori.
L’Italia, comunque, va in vantaggio presto (16’): segna Chiesa, come se Firenze fosse Londra, in un’azione in cui si trascina due bulgari senza farsi prendere, poi scambia con Ciro Immobile e alla fine, di sinistro, mette all’angolo. Grande gol frutto di un’iniziativa personale, ma l’uno-due con il laziale le dà il tocco del collettivo.
Non c’era bisogno del vantaggio per fornire agli azzurri il controllo della partita, ma la circolazione della palla migliora e, grazie al movimento in profondità, si trovano anche spazi. 
C’è un’occasione per Immobile, ma poco di più, proprio nel momento in cui invece servirebbe cercare il raddoppio.
Così, all’improvviso, senza che ci sia un qualsiasi segnale premonitore, l’Italia subisce il pareggio di Iliev (all’Ascoli in serie B). Florenzi è il più colpevole di tutti perché perde Despodov (ex Cagliari) nell’uno contro uno, gli permette di mettere al centro e Acerbi, in ritardo, non può che assistere al tocco vincente di Iliev.
L’Italia, ben lungi dall’essere ferita, si costruisce un’altra occasione con Insigne. A propiziarla è Bonucci (il terzo costruttore di gioco dopo Jorginho e Verratti) con un lancio spettacolare che Insigne, grazie ad uno stop a seguire, trasforma in oro, ma tira sul portiere. 
Andare al riposo in parità è del tutto iniquo, ma la Nazionale una colpa ce l’ha. Non ha affondato i colpi quando la Bulgaria era più aperta e anche un pochino più sbadata rispetto all’inizio.
L’Italia ricomincia con i soliti interpreti e un problema che sembrava risolto: aprire gli spazi. Dopo una possibilità per Immobile che salta il portiere, ma si decentra troppo (l’errore era stato dei bulgari), è ancora Chiesa ad avere un’occasione fantastica, ma Georgiev mette in angolo in maniera quasi prodigiosa.  
Mancini mette mano ai cambi. Fuori Barella per Cristante e fuori Florenzi per Toloi, il sistema di gioco non cambia e non cambia nemmeno l’Italia. Così ad un quarto d’ora dal termine, vanno dentro Berardi al posto di Insigne e Raspadori al posto di Immobile. Chiesa trasloca da sinistra a destra, anche se la squadra si allunga e, soprattutto, accumula qualche errore di troppo. E’ la fatica. Ecco perché la partita andava chiusa prima. Il rischio di un pareggio deludente si materializza sempre di più e a nulla serve l’ultima sostituzione (90’) di Emerson con Pellegrini.
Ci infrangiamo compro il muro bulgaro e pochi l’avrebbero detto.   


Italia-Bulgaria 1-1 (1-1)

Marcatori: 16' Chiesa, 39' Iliev

ITALIA (4-3-3): Donnarumma; Florenzi (64' Toloi), Bonucci, Chiellini, Emerson Palmieri (91' Pellegrini); Barella (64' Cristante), Jorginho, Verratti; Chiesa, Immobile (74' Raspadori), Insigne (74' Berardi). All. Mancini

BULGARIA (4-3-3): Georgiev; A. Hristov, Antov, P. Hristov, Nedyalkov; Kostadinov, Vitanov (75' Malinov),  Yankov (57' Chochev); Desposdov (75' Kirilov), A. Iliev (70' Krastev), Yomov (46' Delev). All. Petrov.

Ammoniti: Barella, Toloi (I), Yomov, Nedyalkov (B)