Possono bastare diciotto giorni per offuscare ingiustamente una carriera di quasi 22 anni: lo sa bene Omar Milanetto, centrocampista bandiera del Genoa nel quale ha militato per cinque anni, arrestato senza motivo e tenuto in carcere per più di due settimane prima di essere liberato e poi risarcito. Uomo, calciatore e capitano di grande carattere e impatto, metronomo di centrocampo dotato di ottime geometrie, meno celebrato dalla critica di quello che avrebbe probabilmente meritato. Ma andiamo con ordine.

SCUDETTO PRIMAVERA E TORNEO DI VIAREGGIO CON LA JUVE - Nato in Piemonte, a Venaria Reale, nel novembre 1975, si afferma subito come centrocampista centrale e abile tiratore di calci piazzati, crescendo calcisticamente nel vivaio della Juventus, con cui compie tutta la trafila fino a vincere lo scudetto Primavera e il Torneo di Viareggio nella stagione 1993/94, quando viene inoltre tesserato per la prima squadra bianconera. L'esordio tra i professionisti avviene però in Serie C1 con la maglia del Fiorenzuola, dove rimane per due stagioni sfiorando una storica promozione in Serie B nei playoff della seconda annata. La Juve decide di non puntare su di lui, quindi passa al Monza, sempre in Serie C, con cui centra finalmente la promozione in Serie B, e poi al Como, sempre in Serie C. 

'HANNIBAL' A MODENA - La vera consacrazione avviene però a Modena, con cui ottiene una doppia promozione dalla Serie C1 alla Serie A, entrando di diritto nella leggenda dei Canarini: diventa infatti il regista di quella squadra dei miracoli, guadagnandosi il soprannome di "Hannibal" per le proprie doti fisiche. Riesce finalmente a debuttare nella massima serie, all'età di 27 anni, rimanendo per due stagioni in Emilia, prima del passaggio al Brescia del suo mentore Gianni De Biasi, quando il Modena retrocede. Stesso destino per il Brescia l'anno dopo, ma Milanetto realizza il record personale di gol arrivando a quota 8 in campionato.  L'ETA' DELL'ORO AL GENOA E IL LITIGIO COI TIFOSI - A 31 anni, quando di solito per un calciatore inizia la fase calante, per il centrocampista piemontese comincia l'età dell'Oro, che coincide con la permanenza per cinque stagioni nel Genoa, squadra della quale diventerà il leader carismatico e il capitano: titolare indiscusso nel Grifone, disputa ottime annate nella massima serie, prima di rompere con la tifoseria in seguito a un gesto di stizza dopo il gol della vittoria realizzato alla Samp nel derby di Genova ed essere obbligato a lasciare la città in seguito alla pressione degli ultras. La carriera di Milanetto termina praticamente qui: seguono due stagioni tra Lugano e Padova, ma proprio durante l'annata in Veneto decide di interrompere il contratto e appendere le scarpette al chiodo, alla veneranda età di 37 anni.

IL CARCERE INGIUSTO: MILANETTO OGGI - Ma è proprio al termine della carriera che per l'ex centrocampista inizia l'incubo: viene infatti arrestato nel 2012 con la pesantissima accusa di associazione a delinquere finalizzata alla truffa sportiva nell’ambito dello scandalo legato al calcioscommesse, che gli costa 18 giorni trascorsi tra il carcere di Cremona e i domiciliari, prima di essere assolto poi completamente sia dalla giustizia ordinaria che da quella sportiva. Milanetto non si dà per vinto, dimostra la propria innocenza e viene risarcito con 30mila euro per essere stato detenuto ingiustamente. Queste le sue parole in occasione della richiesta di risarcimento davanti alla seconda sezione della corte d’Appello di Brescia: "Sono stato arrestato alle sei del mattino davanti a mia moglie e ai miei figli che allora avevano 2 e 7 anni. Sono stato trattato davvero come un delinquente, con le immagini dell’arresto girate direttamente dalle forze dell’ordine e trasmesse su tutti i media. L’esito del procedimento non cancella la gravissima ingiustizia che ho subito". L'ex calciatore e attuale dirigente ne esce dunque a testa altissima presentando anche la richiesta di risarcimento per i giorni trascorsi in carcere, vicina ai 500mila euro perché l'arresto gli costa la possibilità di tornare a giocare. Oggi, quando ormai sono passati anni, Milanetto si è preso la sua rivincita: è infatti uno dei migliori osservatori d'Italia, proprio per il Genoa nel quale ha passato il fiore della carriera. Perché il karma, anche nel calcio, esiste. 

@AleDigio89