Dragan Stojkovic è stato il numero 10 della Jugoslavia più forte di tutti i tempi: prima della sanguinosa Guerra dei Balcani, andata in scena nei primi anni '90, le nazioni di Slovenia, Serbia, Montenegro, Bosnia e Croazia erano tutte racchiuse in un'unica nazionale, la Jugoslavia appunto. Una selezione devastante, con tutti i migliori giocatori dell'Est Europa in un'unica squadra: provate ad immaginare cosa succederebbe oggi se talenti del calibro di Handanovic, Milinkovic-Savic, Jovetic, Pjanic, Dzeko, Perisic e Mandzukic potessero giocare nella stessa nazionale. Ecco, nonostante la presenza di fenomeni come Savicevic, Prosinecki e Susic, il miglior giocatore di quella squadra dei sogni era proprio il folletto di Nis, soprannominato appunto Pixie.

IL RE DI BELGRADO - Centrocampista dalla splendida visione di gioco, numero 10 capace di giocare anche da metronomo di centrocampo, poteva districarsi abilmente anche nella posizione di attaccante: inizia a giocare da professionista a soli 16 anni con la maglia della squadra del suo paese, il Radnicki Nis, dove in quattro stagioni realizza 8 reti in 69 presenze, prima di trasferirsi al club più importante di Jugoslavia, la Stella Rossa di Belgrado. Qui il talento di Stojkovic esplode in maniera fulgida e impressionante: vince due campionati e una Coppa di Jugoslavia, laureandosi per due anni consecutivo calciatore jugoslavo dell'anno.  In cinque anni realizza 48 reti in 120 presenze, facendosi notare dai più importanti club europei per le ottime prestazioni fornite. La preparazione perfetta a quello che per tutti deve essere il palcoscenico fondamentale per l'ingresso nel calcio che conta: il Mondiale di Italia 90.

IL MONDIALE DEL 1990: LA SFIDA A MARADONA - Stojkovic ci arriva a 25 anni, al culmine della propria carriera calcistica: la Jugoslavia vede una generazione di fenomeni, tra cui Darko Pancev, Davor Suker e Robert Prosinecki. Il destino prevedeva, dopo il Mondiale, il trasferimento in Francia all'Olympique Marsiglia. Dopo la sconfitta per 4-1 contro la Germania futura vincitrice, arrivano i trionfi contro la Colombia e gli Emirati Arabi e il passaggio agli ottavi, dove c'è la Spagna: Stojkovic segna due reti d'alta scuola e porta la Jugoslavia ai quarti, dove c'è l'Argentina di Maradona che la spunta ai rigori. Di fronte i migliori numeri 10 del periodo, in quella che sarà l'ultima grande competizione disputata dalla nazionale jugoslava, prima dello scoppio della guerra dei Balcani. Stojkovic parteciperà al Mondiale del 1998 e all’Europeo del 2000 come membro della Serbia e Montenegro, anche se realmente la Nazionale si chiamava Repubblica Federale della Jugoslavia.

MARSIGLIA E VERONA, IL RIGORE CONTRO LA STELLA ROSSA E LA BEFFA AL MILAN - Quella in Francia invece purtroppo è un'esperienza nata sotto una cattiva stella e conclusa peggio, visto che affronterà nella prima finale di Champions disputata proprio l'amata Stella Rossa, rifiutandosi di calciare uno dei rigori decisivi e perdendo proprio dopo la lotteria: "Se da jugoslavo lo sbaglio, i marsigliesi mi uccidono in campo. E se segno, non potrò più ritornare al mio Paese". Si riscatta l'anno seguente, battendo in finale il Milan di Fabio Capello grazie a un gol di Boli. A livello di club gioca  anche una stagione in Italia, al Verona, che lo acquista per 8,5 miliardi: è un mezzo fallimento, con solo una rete in 19 presenze. 

FINE CARRIERA IN ORIENTE: DA WENGER AL GUANGZHOU - A soli 29 anni sceglie una via che in seguito sarà battuta da molti: firma per il Nagoya Grampus, squadra della J-League giapponese allenata da Arsène Wenger, dove rimane per sette anni, prima di ritirarsi nel 2001, dopo essere stato nominato miglior giocatore della massima serie nipponica. E oggi, Stojkovic che fine ha fatto? Appena ritiratosi è diventato presidente della Federazione calcistica della Serbia e successivamente della Stella Rossa Belgrado, prima di intraprendere la carriera di allenatore:  in Giappone nel Nagoya Grampus, con cui il nel 2010 conquista la sua prima J League, e poi in Cina nel Guangzhou R&F, dove si trova tuttora. Per portare la sua geniale idea di calcio anche in Oriente.​

@AleDigio89