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Moacir Bastos, in arte Tuta. L'eroe effimero di una domenica di Serie A ormai lontana, il battito delle ali di una farfalla in una caotica giornata della metropoli. Il suo momento di gloria, o di notorietà, risale al 4 febbraio 1999, quando allo Stadio Penzo di Venezia si gioca la sfida valida per la 18esima giornata di Serie A tra i lagunari di Ciccio Maniero ed Alvaro Recoba e il Bari: i padroni di casa, neopromossi e terzultimi in classifica, afftontano i pugliesi, in una già tesa gara salvezza. Ed è in questo contesto che la storia dell'ex calciatore brasiliano, Carneade per tutta la vita tranne che per quei cinque minuti, si inserisce.

IL VICE MANIERO E IL GOL CHE NON DOVEVA ESSERE FATTO - Dopo un inizio carriera tra le serie minori brasiliane e l'exploit nel Portuguesa e nell'Atletico Paranaense, Tuta viene notato dagli osservatori del Venezia, che lo acquistano come alternativa in attacco proprio all'ex Milan Maniero. Un flop, se si pensa che la sua avventura nel Belpaese si esaurisce alla fine di quell'anno, dopo 18 presenze e 3 reti, ma il suo nome è destinato però a rimanere nella storia e nella leggenda del campionato italiano: durante quella sfida al Bari infatti, senza scossoni e destinata all'1-1 finale che avrebbe fatto comodo a entrambe le squadre, il brasiliano entra nel finale al posto del Chino e realizza il 2-1 al 45' del secondo tempo, di testa dopo un calcio di punizione. Incredibile ed esaltante, per un reparto offensivo molto sterile come quello del Venezia di quell'anno: in precedenza avevano segnato proprio Maniero e De Ascentis 

LA 'NON ESULTANZA', LA PARTITA COMBINATA E L'AGGRESSIONE DEI BARESI - Il potente centravanti classe ’74, entrato con grinta e voglia di vincere, si aspetta una valanga di abbracci e la gioia sconfinata dei compagni: aveva già segnato alla Juve in Coppa Italia e alla Lazio in campionato, in due partite che erano però terminate con la sconfitta. Qui no, qui è diverso: possono essere tre punti fondamentali nella corsa salvezza del Venezia. Ma le cose prendono una piega diversa: nonostante la nebbia, si nota che l’esultanza dei giocatori di casa è molto contenuta per un gol così importante, visto che solo Bilica, l’altro brasiliano in rosa, corre a festeggiare il compagno, mentre gli altri restano fermi. Il sospetto che sorgerà in seguito è che la partita fosse combinata e che il gol abbia stravolto i piani, anche perché Tuta viene aggredito dai baresi De Rosa e Spinesi.
'NON AVREI DOVUTO SEGNARE': LA DIFESA DI ZAMPARINI E L'INCHIESTA -  Le parole di Tuta nel post-partita sono pesanti: "Maniero mi ha detto che non avrei dovuto segnare, perché era meglio che finisse 1-1"- La Federcalcio apre un’inchiesta, che però non porta a niente: il presidente dei lagunari di allora, Maurizio Zamparini, spiegò che l'attaccante aveva equivocato le parole dei compagni perché non conosceva bene l’italiano, tanto che lo stesso calciatore ritrattò in seguito le sue dichiarazioni, facendo archiviare il caso. Al termine della stagione Tuta tornò in Brasile. 

I 23 CLUB, LA COREA E L'ARRESTO - Durante la sua ventennale carriera da professionista gioca per ben 23 squadre diverse di 3 continent
i, tra cui Flamengo, Fluminense, Gremio, Coritiba e Palmerais, segnando più di 160 gol tra i professionisti. Particolare la sua avventura in Corea del Sud, all'epoca del Mondiale del 2002, con la maglia dell'Anyang LG Cheetahs, in seguito FC Seul, quando non era ancora di  moda. C'è anche un'esperienza in carcere per il buon Tuta: venne infatti arrestato prima dell'allenamento della Uniao Barbarense, squadra della serie A/2 Paulista in cui militava, per il mancato pagamento degli alimenti alla ex moglie, a causa del quale il calciatore avrebbe dovuto scontare 30 giorni di carcere. I suoi legali riuscirono a tirarlo fuori di galera dopo una sola notte e dopo essere stato rilasciato realizzò il secondo gol della sua squadra nella vittoria per 4-1 contro l'Atletico Sorocaba. Abituato alle reti scomode, come qualche anno prima in Italia. Il suo nome resterà indimenticabile.

@AleDigio89