Commenta per primo

Premesso, per un elementare dovere di chiarezza nei confronti dei lettori, che la mia passione è atalantina -  e Dio solo sa quanto grande sia l'orgoglio di un bergamasco per la sua squadra e per gli uomini che ne hanno fatto la storia -  vorrei dire due o tre cose su quanto sta accadendo in questi giorni a Bergamo.

 

L'euforia per la splendida vittoria sull'Inter, la quarta nelle ultime cinque partite, al termine delle quali Colantuono ha totalizzato 13 punti e l'attesa per il confronto con la splendida Fiorentina di Montella, sono state stemperate dalle notizie sulla chiusura dell'inchiesta della magistratura bergamasca, a carico di un gruppo di tifosi della Curva Nord. La stessa è stata condotta in relazione ad alcuni episodi di cronaca di questi anni. Oggi, com'era prevedibile  che facesse a norma di giustizia sportiva, sono arrivati anche i deferimenti di Palazzi,

La magistratura ordinaria sta facendo il proprio mestiere e il proprio dovere e andrà sino in fondo, com'è giusto che sia, per accertare ogni eventuale responsabiità e per punirle.  In un Paese dove il lavoro dei giudici coraggiosi e onesti viene spesso deriso, vilipeso, ostacolato, soprattutto da chi sta dentro la Casta, ancora una volta diciamo forte e chiaro che stiamo dalla parte di chi amministra la Giustizia. 

Proprio per questo,  nel caso di Bergamo bisogna ricordare che un conto è la chiusura dell'inchiesta, un altro è la decisione sul rinvio a giudizio, un altro ancora è il processo di primo, secondo e terzo grado sino a quando la sentenza non sarà passata in giudicato, come prevedono la Costituzione e il Diritto, parole scritte con le iniziali maiuscole perchè non si finisce mai di difenderli. 

Ecco perchè non mi piace per niente la criminalizzazione a priori di un'intera tifoseria che si evince dalla lettura di alcuni titoli e di alcuni resoconti giornaistici sull'inchiesta di Bergamo.

Se qualcuno ha infranto la legge, pagherà il conto con la legge, com'è giusto che sia in un Paese, dove peraltro il rispetto delle leggi in casi molto, ma molto più gravi, è una chimera. Ma questo è un altro discorso. 

Quando però si legge o si sente dire che l'Atalanta ha una "curva pericolosa", quando la Curva Nord dello stadio Achille e Cesare Bortolotti viene descritta come la sentina di ogni male del calcio italiano, come se periodicamente divenisse la centrale del crimine organizzato, bisogna dire basta.

Alle generalizzazioni, alle strumentalizzazioni, alle criminalizzazioni di un autentico popolo di tifosi che si riconosce nei valori della maglia, della società, dei giocatori e dell'allenatore che li rappresentano, nel contesto di un club assurto a modello per il suo spirito, la sua organizzazione, i suoi risultati. Che nessuno ha il diritto di infangare o diffamare.

Bisogna dire basta all'ignoranza di chi non conosce, non vuole conoscere o fa finta di non conoscere la solidarietà, la generosità, la passione di chi va in Curva e altrove.

L'ignoranza di chi, per esempio, non è mai stato alla festa della Dea e quindi ignora, non conosce, nel senso etimologico del termine, che cosa significhi per decine di migliaia di uomini, donne, bambini, ragazzi ritrovarsi insieme per il gusto di stare insieme e di fare del bene: ai terremotati dell'Abruzzo e dell'Emilia; all'Aquila Rugby; agli alluvionati della Liguria; ai disabili; a due bimbi che non potevano camminare e, invece, grazie alle cure molto costose rese possibili dalla generosità dei tifosi atalantini, ora stanno guarendo. 

La verità rende liberi. Per questo bisogna difenderla, la verità.

 

Xavier Jacobelli

Direttore Editoriale www.calciomercato.com