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Comincio seriamente a pensare che i campionati non riprenderanno. Né ai primi di maggio e nemmeno ai primi di giugno. Sarebbe una sconfitta politico-economica gravissima con la concreta possibilità che il calcio, come sistema, subisca un colpo letale, finendo sull’orlo del fallimento sia dal punto di vista sportivo, sia da quello della sostenibilità complessiva. Ma questo pare vogliano una buona parte di presidenti di società che stanno retrocedendo in serie B o che rischiano di farlo al culmine di un torneo deludente o disastroso. È il caso di Massimo Cellino, presidente del Brescia, ultimo in classifica e con ben tre allenatori cambiati (quattro sostituzioni) in stagione, di Enrico Preziosi, presidente del Genoa, quart’ultimo, e di Massimo Ferrero che, con la sua avvilita Sampdoria, sta solo un punto più su della zona calda. E se quelli della Spal e del Lecce tacciono (ma il Lecce vorrebbe giocare), altri si sono messi a battere la grancassa della sospensione definitiva senza preoccuparsi di quelle che sarebbero le conseguenze per la serie B, la C, la D e tutti gli altri campionati dilettantistici. 

È il caso di Urbano Cairo che, da una parte, cioé quando parla da imprenditore ed editore di Rcs e La 7, dice che certe "motivazioni" lui le dà ai suoi commerciali perché "il dopo non sia peggio di oggi", dall’altro però non si preoccupa né del blocco delle retrocessioni (produrrebbe una mostruosa serie A a 22 squadre che abbasserebbe ulteriormente il valore del campionato e intaserebbe le date anche della Nazionale), né della paralisi che colpirebbe i campionati a seguire. Certo, Cairo va capito. Ha cambiato allenatore (da Mazzarri a Longo) con il bel risultato di sprofondare in classifica (tre partite, tre sconfitte) così da collocarsi a soli due punti dalla zona retrocessione. La squadra mostra tutti i suoi limiti, frutto di un mercato asfittico, lui è sotto manifesta contestazione di una tifoseria che mai l’ha amato così poco. Ovvio che preferisca la sospensione della serie A perchè la ripresa del campionato significherebbe un rischio altissimo di retrocessione. Per chi non lo sapesse, Moreno Longo finora ha raccolto solo venti panchine in serie A, quasi tutte con il Frosinone, vincendo una sola partita.
Neanche Pierpaolo Marino (i Pozzo, per tradizione, non parlano), direttore generale dell’Udinese, vuole che il campionato riparta. I friulani hanno 28 punti e fino ai 30 della Fiorentina nessuno può dirsi sicuro (e infatti anche Commisso preferirebbe chiudere qua). In tutto questo non ho capito quali siano le intenzioni del ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora. Da una parte - ne sono certo - sa che la conclusione dei campionati sarebbe un fatto oggettivamente vantaggioso anche per la sua immagine. Dall’altro, però, sta premendo sui colleghi di Governo affinché venga varato un decreto che impedisca a tutti gli sportivi professionisti di allenarsi fino alla fine di aprile. È chiaro che più si va con la ripresa e meno possibilità ci sono di ricominciare. Così come è chiaro che se il fronte del no trova una sponda, almeno teorica, al Governo, la pressione su Lega e Figc diventerebbe insopportabile. In più c’è il Covid-19 che non molla. E se non si azzerano morti e contagi qualsiasi previsione è fallace.