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Strana la storia di Davide Moscardelli. Arrivato al Chievo con otto anni di ritardo. Sì, proprio otto. Il bomber romano è rimasto con la valigia in mano una vita. La società della Diga, infatti, lo aveva già scelto per il suo attacco nel 2002 quando il cartellino del giocatore era diviso a metà tra Sangiovannese e Chievo. Probabilmente il direttore sportivo Sartori aveva azzeccato il colpo in largo anticipo. Alla Mosca avevano detto: fai bene quest'anno, poi vedrai che toccherà a te entrare nella Favola.

Quelli erano gli anni d'oro del primo Chievo di Delneri. L'esordio in A, l'Europa conquistata al primo colpo, il sogno di provincia. Dentro al grande oceano gialloblù era finito anche Moscardelli. Uno dei tanti. Destinato ad arrivare. Costretto ad aspettare. Perché, ad un certo punto, il Chievo ha deciso di lasciarlo a fare anticamera: Trieste, Rimini, Cesena. Tanta provincia condita da reti importanti. E l'addio. Sartori qualche anno dopo ammetterà: 'L'avevamo in pugno, ce lo siamo lasciati scappare'. Colpa delle schizofrenie del mercato. Che oggi dà e domani toglie. Moscardelli aveva in tasca la serie A. Perduta improvvisamente.

Ma Sartori è uomo che spesso e volentieri torna sul luogo del delitto. Ed una sera di luglio, ticchettando sui suoi pensieri, ha riprovato a riaprire un discorso chiuso anni prima. Il suo allenatore, Stefano Pioli, ha dato l’avallo ad un'operazione lampo. Moscardelli al Chievo. Stavolta per davvero. Senza esitazioni. La serie A, l'investitura e, per l'attaccante nato a Mons, un sogno che si avvera. 'A 30 anni non ci speravo più - ha detto Moscardelli -. Con il Chievo ci conosciamo da… una vita. Ma non era mai successo di incontrarsi per davvero'. E' accaduto. E dopo un quarto d'ora dall'esordio in A, la Mosca ha infilato la palla in rete contro il Catania. Otto anni dopo. Ancora in tempo per tornare protagonista nella Favola.