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Dopo tutto il casino seguito alla sconfitta col Benfica - col passaggio agli ottavi di Champions compromesso, Nedved  furibondo nello spogliatoio coi giocatori, popolo bianconero in subbuglio e un Allegri visibilmente piccato che ha ironizzato in conferenza stampa sul suo possibile esonero – tutto si poteva immaginare, ma non che la Juventus perdesse pure col Monza. Invece, appena 5 giorni dopo, è ricapitato. Contro una avversario che, finora, non aveva ancora vinto una partita in Serie A.
 
Una figuraccia dietro l’altra, anche se questa monzese per bruttezza e assenza totale di occasioni batte tutte quelle precedenti. Perché seppur priva di 8 titolari, tra infortunati e squalificati, con la rosa a disposizione (under 23 compresi) la Juventus deve lo stesso essere in grado di imporsi sul neo promosso Monza. Non ci sono scuse. Che invece quasi sicuramente Allegri sciorinerà alla prossima conferenza stampa, pur di non ammettere che non ci sta capendo più nulla e non sa come fare per venire fuori da questo abisso profondo. Non è ammissibile che dopo il Benfica la sua squadra abbia offerto uno spettacolo osceno come quello visto al Brianteo, dove in campo sembravano esserci sagome di cartone e non i giocatori che si allenano alla Continassa. 

Ammesso si allenino come dovrebbero, perché il dubbio viene vedendo ad ogni partita una squadra che cammina, se non  addirittura immobile quando la palla ce l’hanno gli avversari. Tutti sembrano sempre più bravi, rapidi e volenterosi degli juventini, incapaci di costruire trame e giocate offensive. A Monza non si sono visti nemmeno i soliti primi 20 minuti giocati con ardore, solo un’ apatia generale. Come se quella al Brianteo fosse un’amichevole di fine estate e non si giocasse per i tre punti. 

Squadra abulica, noiosa e parecchio nervosa. Nervi che hanno giocato un brutto scherzo a Di Maria, il quale dovrebbe sapere che per regolamento una gomitata tirata ad un avversario, anche se per divincolarsi dalla marcatura, viene classificata “gesto violento” e, come tale, punita con l’espulsione. Succede in Serie A così come in Ligue 1, Liga, Premier  (tornei dove ha giocato) e persino nella sua Argentina, dove magari avrebbe dovuto davvero tornare se della Juventus gli importa così poco da lasciarla in inferiorità numerica per una sciocchezza come questa. Non solo: dovrà adesso privarsi di lui per almeno 2/3 giornate (Bologna, Milan e forse ancheToro), dipenderà da cosa il Fideo ha detto all’arbitro prima di abbandonare il terreno di gioco. Le coccodrillate pubblicate postume su Instagram servono a poco, considerato l’enorme danno procurato. Soprattutto in un momento critico come quello che sta attraversando la squadra. Se poi tutto questo esagerato nervosismo è figlio di un rapporto difficile (l’ennesimo) con l’allenatore, intervenga la dirigenza.
Altrettanto inutile ed infantile è stata pure la stucchevole passerella sotto la curva dei giocatori a fine partita, come se bastasse andare a prendere bordate di fischi  per farsi perdonare dai tifosi. Una prestazione decorosa, accompagnata da una non impossibile vittoria contro il Monza, sarebbero state sufficienti, anziché ridursi per la seconda volta ad una simile bambinata a fine gara.

Così come hanno stufato le dichiarazioni piene di nulla rilasciate a fine partita da Allegri prima (Benfica) e Landucci poi (Monza):  cosa significa “ora bisogna solo lavorare e smettere di fare chiacchiere”?  L’involontaria ammissione che finora alla Continassa si è lavorato poco e male? Come scritto già qualche riga sopra, il dubbio c’è. Spero non solo da parte nostra ma anche da chi alla Juventus comanda, ed ha creduto un anno fa che riaffidando la squadra ad Allegri si sarebbe proseguito “nel solco della tradizione bianconera”, cioè di vittorie. La situazione è invece peggiorata e non si intravede via d’uscita. O, forse, nemmeno la si cerca.