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Crotone, Verona e adesso il Benevento. Tre indizi fanno una prova. Questa: senza Cristiano Ronaldo la Juventus non vince. Finora c’è riuscita solo una volta, a Kiev, in una gara di Champions League. In campionato mai, tra l’altro contro avversari abbordabili. Potremmo dire sullo stesso livello della Dinamo. Una su quattro, troppo poco. Con conseguenze evidenti: quarto posto in classifica, a 6 punti di distacco dalla vetta. Non la situazione migliore per chi insegue il 10° scudetto consecutivo. Erano tutti convinti, al via della stagione, che la rosa della Juventus restasse la più competitiva o comunque tra quelle più competitive, e dopo due mesi e mezzo di partite si scopre invece essere Ronaldo-dipendente. Pure il Milan capolista sembrava esserlo con Ibrahimovic, ma la squadra sta dimostrando (per ora) di poterne anche (talvolta) fare a meno. Perché ha un gioco, e perché in campo sa essere più squadra della Juventus, a corto di idee e meno incisiva se orfana appunto di Cristiano. 

Però, come giustamente hanno sottolineato in tanti – Pirlo in testa - a Benevento i pluri-campioni d’Italia avrebbero dovuto vincere anche senza Ronaldo. Perché, nonostante l’applicazione e l’impegno che gli uomini di Inzaghi hanno messo in campo, la qualità delle rose è imparagonabile. Non c’è partita, sempre sulla famosa "carta". Se poi però il Benevento fa il Benevento e la Juve non fa la Juve (cinque occasioni in tutto create in 97 minuti, gol compreso), succede che finisce in parità. 

"Mancano giocatori di personalità" l’accusa pesante di Pirlo. Con le debite eccezioni: di sicuro quella di De Ligt, e lo si è visto proprio al Vigorito quando spronava o rimproverava i compagni, ovviamente i senatori (a Benevento costretti alla panchina o addirittura non convocati), forse Morata – che poteva evitarsi lo sfogo finale con la sciocca espulsione - e poi Ronaldo. Che stavolta non è andato a trifole, ma si è visto la partita in tv, e probabilmente gli si sono pure girate. 
Gli altri? Possibile che un giocatore come Dybala, in assenza di CR7, non sappia essere leader e trascinare alla vittoria la squadra col Benevento? Non ci posso credere. Ah già, non è in forma, non sta ancora bene. Solo scuse. Un allenatore non è così suicida da schierare titolare un giocatore in precarie condizioni fisiche. La colpa del quinto pareggio in campionato non va però addebitata solo a Paulo. Poca personalità (e voglia) non se n’è vista pure da tutti i componenti del centrocampo, reparto che non brilla più dai tempi di Pirlo giocatore, quando lì in mezzo c’erano Vidal, Pogba e Marchisio. Gente che costruiva, difendeva e segnava. Quello che oggi non fanno (o ci riescono col lanternino) Rabiot, Ramsey, Bentancur e Arthur. Di tutti questi Pirlo non ne ha scelto, e richiesto, manco uno. Se si esclude l’uruguaiano - preso da Marotta - ha fatto tutto da solo Paratici. Magari il tempo gli darà ragione, per ora la mediana lascia ancora parecchio a desiderare.

Insufficienti pure tutti gli altri: da Cuadrado a Bernardeschi, transitando per Chiesa e Kulusevski, che da Pirlo si è preso dello sbarbato con ancora tanta pastasciutta da mangiare per diventare grande. In generale, non proprio un bel quadretto. Tornando a Ronaldo, si è capito perché a Benevento non c’era? Le versioni date finora, ufficialmente e informalmente, sono state tre: "era stanco" la prima spiegazione fornita da Pirlo alla vigilia, poi modificata post-gara dicendo che "aveva avuto un problemino già in Champions, e allora abbiamo preferito risparmiarlo". N’è poi sbucata una terza: le tabelle fisiometriche alle quali si attiene scrupolosamente il portoghese per mantenersi sempre in forma, anche a 35 anni. Tabelle che impongono talvolta degli stop obbligati sui quali non si può derogare e la società deve adeguarsi per contratto. Domanda: se al posto del Benevento ci fosse stato il Milan, l’Inter o il Napoli, la tabella avrebbe avuto lo stesso la precedenza sulle esigenze tecniche? Dubitare è legittimo.