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Zero tiri nello specchio della porta. Sembra incredibile, eppure questa è stata la Juventus vista a San Siro contro il Milan. Una squadra con l’attacco spuntato, incapace di impegnare seriamente Maignan nemmeno una volta. Un dato drammatico, proprio perché stiamo parlando della Juventus, quella che ha inanellato 9 scudetti di fila e che ha avuto in rosa un bomber extralusso come Ronaldo. Storia recente, mica di un secolo fa.

Faccio davvero fatica a capire Allegri quando dichiara di puntare al secondo posto senza avere in rosa  attaccanti in grado di fare gol, e quindi di fargli vincere le partite e raccogliere tutti i punti che servirebbero per superare in classifica, nell’ordine, Atalanta Napoli e Milan. Con tutto il rispetto dovuto, quelli visti al Meazza domenica scorsa non ne sono in grado.

Morata non è ha azzeccata una neppure per sbaglio, e quando Bentancur gli ha messo finalmente sulla testa l’unico pallone interessante della partita, lui – seppure fosse riuscito a liberarsi dalla marcatura di Kalulu  – l’ha deviata a tre metri dal primo palo della porta rossonera. Un centravanti come si deve avrebbe fatto gol. Alvaro è un buon giocatore, durante una stagione le sue reti le fa (ben 20 nell’ultima) ma in questo momento ha la testa al Barcellona, perché lì vorrebbe trasferirsi anche subito, avendo capito che a giugno la Juve non lo riscatterà dall’Atletico Madrid. 

Kean è uno dei misteri poco gaudiosi dell’attuale Juventus. Ogni volta che lo si vede in campo, per una partita intera (una sola volta, col Malmoe)  un’oretta o solo spezzoni (tanti), viene naturale porsi la domanda: perché è stato ripreso? Talmente è abulico, improduttivo ed inutile. Un autentico uomo-ombra che non vale i 35 milioni (38 con gli eventuali bonus)  impegnati con l’Everton, soprattutto in un momento in cui alla Continassa si risparmia pure sugli spiccioli. Rispetto al Moise prima versione, questo è la controfigura riuscita male. 
Ci sarebbe Dybala, in teoria il più forte dell’intero parco-attaccanti attualmente a  disposizione di Allegri. In teoria. In una serata come quella di San Siro ti aspetti sia lui ad accendere la partita, magari a deciderla, con una sua giocata, un’invenzione, un gol. E invece nulla: performance piatta. A meno  non ci si accontenti dell’estemporaneo colpo di tacco, del tunnel a centrocampo o del passaggio al volo una tantum. Orpelli in grado di appagare solo l’estetica ma che non portano punti. Non serve segnare contro Sampdoria e Udinese se poi, nelle gare che contano, si gioca a nascondino . “Non stava bene, arrivava da una gastroenterite”, ha spiegato Allegri a fine partita, ma con le giustificazioni per Dybala stiamo superando il limite. 

E Kajo Jorge? Sparito dai radar. Inutilizzato pure in Coppa Italia, da sempre la competizione dove gli allenatori  danno minutaggio alle seconde linee, al Meazza non gli sono stati concessi  nemmeno i classici 4 minuti finali, come invece a Kulusevski e Rabiot. Se non convince del tutto, si approfitti della finestra mercantile di gennaio per darlo in prestito, altrimenti pure per lui viene da domandarsi perché siano stati spesi in estate anche solo 2 milioni  per portarlo via dal Santos. 

Quando la fotografia del reparto d’attacco della Juventus è questa, gli 0 tiri in porta contro il Milan hanno una loro spiegazione. O arriva subito Vlahovic (Commisso permettendo) oppure il secondo posto – se non addirittura il più realistico e già sufficiente posto Champions – Allegri se lo può scordare.