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Quasi 750 passaggi (743,per l’esattezza) e ben il 70% di possesso palla. Praticamente, un pallone nascosto ai giocatori del Brescia. Rimasti, tra l’altro, pure in 10 dal 37° del primo tempo. Eppure, nonostante questi numeri, la Juventus non ha tritato la penultima in classifica della Serie A, presentatasi al J Stadium pure senza Tonali e altri 4 titolari, e ad un certo punto ha dovuto mandare in campo anche il terzo portiere, Andrenacci, causa infortunio del 2°, Alfonso, a sua volta già sostituto del titolare, Joronen, infortunato. Con un Brescia in queste condizioni, uno si immagina che la capolista Juventus – seppur priva di CR7 – ne faccia un sol boccone: è finita invece solo 2-0, e con una fatica disumana fatta dalla squadra bianconera a costruire azioni da gol e segnare entrambe le reti. La prima dopo 38° minuti e con una prodezza su punizione di Dybala, l’altra, con Cuadrado, dopo altri 37. 

Tutto normale? Direi di no, infatti domenica pomeriggio, ad un certo punto, pure lo Stadium ha iniziato a spazientirsi, e a fischiare la propria squadra. Non si fa, è vero, ma quando la misura è colma pure il tifoso più innamorato della Vecchia Signora alla fine si scoccia. 743 passaggi, se non portano da nessuna parte, diventano una noia. Non è più nemmeno calcio, è palleggio fine a se stesso, sterile e improduttivo. Roba che snerva, non diverte.

Ma Sarri non è stato preso per farci divertire? Per dominare l’avversario e poi rullarlo, vittima di un gioco spettacolare difronte al quale sarebbe stata inutile qualsiasi barricata difensiva. Sarri è arrivato per migliorare una macchina quasi (e sottolineo il quasi) perfetta, comunque vincente, seppur con tecniche e tattiche di gioco che poco piacevano a Nedved e Paratici. Pare che dopo l’ultima eliminazione in Champions ad opera dei ragazzini dell’Ajax, Pavel si sia presentato dal suo amico Agnelli e gli abbia detto: “Andrea, con questo qui sta maledetta Coppa non la vinceremo mai!”. E “questo qui” stava per Massimiliano Allegri, uno col quale anche tantissimi juventini, proprio come Nedved, non sono mai entrati in sintonia, nonostante tutti gli scudetti e i trofei vinti. Ve lo confesso, il suo tipo di gioco (antico) non è mai piaciuto manco a me, pur riconoscendogli indubbie capacità nella gestione della squadra e capacità nel raggiungere gli obiettivi.
La vincente Juventus, con ambizione soltanto più europee, andava migliorata. Sarri è riuscita invece a peggiorarla. Da possibile valore aggiunto, il mago di Figline, novello Sacchi o Guardiola nostrano – perché tale lo tratteggiava gran parte della nostra critica sportiva – è diventato il sabotatore della Juventus. L’uomo che ha riportato sulla terra l’astronave bianconera guidata dal marziano Ronaldo e riaperto i giochi in tutti i tornei nazionali: la Supercoppa è già andata alla Lazio, in Coppa Italia solo un rigore ha tenuto ancora in corsa Madama, mentre in campionato il primato pressoché incontrastato degli ultimi 8 anni, nei quali proprio il Napoli di Sarri aveva provato a metterlo in discussione seppur con scarsi risultati, le viene adesso conteso proprio dalla Lazio di cui sopra e l’Inter. Con l’incognita della Champions. Ma se il gioco è questo, ovvero non c’è, e la Juve fa fatica a segnare al Brescia, pure l’ottavo col Lione potrebbe riservare sorprese inattese.

Non faccio l’uccello del malaugurio, non la sto gufando, tifo e mi auguro avvenga tutto il contrario, mi limito solo ad osservare e giudicare ciò che ho visto finora. E che domenica nemmeno lo Stadium ha gradito, con tutto il rispetto e l’affetto nei confronti del club così tanto amato. Mi allineo assolutamente al pensiero di Klopp: una squadra con una rosa del genere non è normale non abbia fatto ancora il vuoto in Serie A. Pur avendo dovuto finora fare a meno di gente come Chiellini e Khedira, e con una mediana che non pare proprio all’altezza di quelle avversarie, solo perché chi la compone non ha ancora reso per quello che dovrebbe. Rabiot e Ramsey in primis, tutti gli altri – da Pjanic a Matuidi – in secundis. Non riesco a pensare si siano imbrocchiti tutti all’improvviso. C’è dell’altro. Un Sarriball mai decollato e un feeling mai sbocciato tra tecnico e giocatori.

Questa Juve può ancora vincere o perdere tutto. Se Sarri dichiara apertamente che non riuscirà mai a a far giocare questa squadra come le sue precedenti, meglio l’ammutinamento e affidarsi all’uomo dal Pallone d’oro, a capitan Chiellini, all’estro di Dybala, alla rabbia di Higuain e agli attributi al tungesteno di tutti gli altri (o quasi).