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Non ne ho ancora la certezza matematica, però ho fondate ragioni per pensare che la Juventus non riuscirà a centrare il record dei 10 scudetti consecutivi. E questo avverrà  non solo per demeriti propri (ovviamente esistenti) ma anche per una serie di fattori esterni, tipo quelli verificatisi prima e durante l’ultima, umiliante ed inaspettata sconfitta interna con la Fiorentina. Non capitava dal 2008 (2-3) con Papa Waigo e Osvaldo, è ricapitato 12 anni dopo (0-3) grazie a Cuadrado, La Penna e Mazzoleni. Un giocatore juventino , un arbitro ed un varista. Sembra l’inizio di una barzelletta, invece sono i reali protagonisti del tracollo pre-natalizio della squadra di Pirlo, pure lui “complice” della dèbacle bianconera con qualche cambio alquanto discutibile (esempio, la sostituzione di Ramsey). 

Al netto di tutti i madornali errori difensivi prodotti in sequenza da Bonucci, l’entrata a suola alta del colombiano sulla gamba di Castrovilli è stato altrettanto grave, se non di più, non solo in quanto avrebbe potuto arrecare un danno fisico serio al giocatore viola, ma perché ha pure  largamente compromesso – con la sua giusta espulsione – la gara dei suoi compagni, costretti a rincorrere in 10 per quasi ¾ di gara la Fiorentina, già in vantaggio per 0-1 grazie alla rete - lampo di Vlahovic. 

Aggiungiamoci poi l’inevitabile pressione derivante dall’inaspettata quanto assurda sentenza del Collegio di garanzia del Coni sulla vicenda Juve-Napoli, ora da rigiocare (non si sa però quando),  una decisione resa nota a poche ore dal fischio d’inizio della partita con la Viola, a quel punto da vincere a tutti i costi, considerati i 3 punti in classifica immediatamente sottratti a Madama. 

Normale che una notizia del genere un po’ di confusione in casa Juve la generasse. Lo si era capito alla consegna delle distinte, con Rabiot (in diffida) cancellato all’ultimo secondo per paura di ulteriori penalizzazioni successive causa squalifica non scontata. Per la cronaca, il calciatore era stato espulso alla 2° giornata con la Roma e non avrebbe potuto giocare quindi quella successiva col Napoli, poi saltata. Per paura che, con la decisione del Coni di far giocare quella partita, quella squalifica tornasse valida, il club bianconero ha preferito lasciare in tribuna Rabiot. Probabilmente sbagliando, perché avrebbe dovuto attendere comunicazione ufficiale da parte del giudice sportivo. Ma vatti a fidare. 
La confusione  si è notata poi anche in campo, con  un inizio horror dei pirlanti, andati subito sotto al primo contropiede viola. 

Ma a dare il colpo di grazia alle velleità di recupero dei bianconeri c’hanno pensato in tandem l’arbitro La Penna e il varista Mazzoleni con una decisione dopo l’altra avversa alla Juve.  Tutte quando la partita era ancora sullo 0-1. Il doppio giallo non estratto a B.Valero per un fallo netto (e duro) al limite dell’area fiorentina, punito infatti con una punizione e che avrebbe riportato le squadre in parità numerica; il successivo fallo (netto) da rigore  di Castrovilli su Ronaldo; il sandwich in area poco dopo su Bernardeschi, con tanto di spinta plateale da parte del portiere viola sull’ala bianconera.  Se l’arbitro avesse fatto l’arbitro, e il Var gli avesse segnalato almeno uno dei 2 falli da massima punizione, ora forse staremmo a commentare un’altra partita. A parti invertite, Rocco Commisso starebbe sicuramente manifestando tutto il proprio “disgusto” su tutte le tv e radio nazionali e locali, e magari pure alla CNN. 

Siccome la performance di La Penna non si è discostata molto da quelle precedenti dei suoi colleghi Fourneau, Pasqua e Orsato (con varisti annessi) a Crotone, con l’Hellas, a Benevento e nel derby, capisco Nedved quando lascia la tribuna furibondo e urlando “Basta, non ne posso più!”.  Ha ragione: non se ne può più.  E Paratici, o chi per lui, dovrebbe andarlo a dire forte e chiaro davanti alle tv, anziché dare di matto sugli spalti e poi accettare tutto. Compresa la ripetizione di Juve – Napoli in qualsiasi data possibile, dichiarando a SKY con un mezzo sorriso “diteci quando si gioca e porteremo il pallone”. Qui non c’è proprio nulla da ridere.