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MARINO VS JUVE

Ve la ricordate la storia di Paparesta chiuso nello stanzino degli arbitri? Non era vera. La negò lo stesso arbitro in un‘udienza del  processo di Calciopoli a Napoli. Persino un tribunale, quello di Reggio Calabria, sentenziò trattarsi di fake news, nata da una battuta fatta da Luciano Moggi. Eppure, ancora oggi  c’è chi la ritira fuori, sapendo che il popolo bue crede più alle bugie che alla verità, soprattutto quando ha in odio qualcuno. 

Vuoi  accreditarti presso le tifoserie anti-juventine? Giustificare una sconfitta della tua squadra? Attacca la Juventus e ti verranno tutti dietro. Più precisamente: parla di  arbitro condizionato dai dirigenti juventini e vai sul sicuro. Un vecchio ma sempre efficace evergreen , tirato fuori all’occorrenza dalla stragrande maggioranza dei tesserati  e tornato utile domenica scorsa pure ad uno dei più seri e bravi dell’intera categoria, come Pierpaolo Marino, ds dell’Udinese. Il quale, anche a 48 ore di distanza da quella partita, e dopo tutte le moviole mostrate in tv , non ha ancora mollato la presa: é ancora convinto che la sua squadra abbia perso la partita per il condizionamento psicologico subito dall’arbitro Chiffi a fine primo tempo. Quando cioè Paratici è sceso in campo a protestare per il recupero non concesso dal direttore di gara. Secondo il manuale antijuve, un’intimidazione bella e buona. “Cose già viste ed appartenenti ad un calcio d’alti tempi” ha detto Marino. I tempi  appunto di Paparesta chiuso (per finta) negli spogliatoi.

L’ho già scritto altre volte, lo riscrivo: non condivido le esternazioni pubbliche fatte spesso, durante questa stagione, da Paratici. L’ultima, al Friuli, per i minuti non recuperati dall’arbitro, è davvero assurda.

Non dico che un dirigente non debba protestare, però est modus in rebus. Soprattutto quando sei un tesserato Juve. Boniperti si incavolava spesso,  però tuonava sempre il giorno dopo, addirittura lasciava la tribuna per seguire i secondi tempi in auto, col proprio autista. Moggi si arrabbiava, difendeva la Juve nelle interviste, ma delle sue recriminazioni coi direttori di gara a fine partita erano sempre altri a raccontarle, lui le smentiva. 

Paratici non ha freni inibitori ed oltre ad urlare spesso, con Nedved, dagli spalti , si catapulta in campo quando non ne può più. Un nervosismo che lo accompagna da Crotone in avanti. Non mi piace, e non so quanto sia condiviso dalla proprietà. 
Da qui a sostenere che Chiffi sia stato condizionato nella direzione di gara da quell’ “aggressione” verbale , come l’ha descritta Marino, mi pare esagerato. Paratici non è stato nemmeno sanzionato dal giudice sportivo per atteggiamento irriguardoso, e infatti  Marino ora si è appellato alla procura federale. 

Capisco la delusione, la rabbia per una vittoria sfumata nei minuti finali e che l’Udinese avrebbe anche meritato, considerando il nulla espresso per 90 minuti dalla Juventus, comprendo molto meno il ricorso alla solita tattica ancien – régime del dare addosso alla Juve.

Altrettanto il non volere ammettere, nemmeno di fronte all’evidenza delle immagini, che il fallo di Strygen Larsen  - da cui è scaturita la punizione e poi il rigore per la Juve - fosse palese.  Marino è riuscito invece a rigirare la frittata e sostenere che “Cuadrado è uno specialista di tuffi, si è buttato sul pallone quando ha capito che l’avversario gliela avrebbe tolta. Era  fallo di mano di Cuadrado e punizione per noi “. 

Con tutta la stima per la persona e il dirigente, la sua è una versione romanzesca  Utile all’Udinese per giustificare la sconfitta ed  a fomentare le solite, assurde e monotone polemiche, sfruttate al volo da chi non perde occasione per inquinare l’ambiente e colpire sempre il solito bersaglio. Come hanno subito fatto a Napoli: “A noi annullano un gol valido, a loro li favoriscono”.  Dopo 15 anni, siamo ancora fermi a Calciopoli, agli arbitri condizionati , a Paparesta  chiuso a chiave nello spogliatoio dai dirigenti della Juve. 

Sottoscrivo  le parole di Stefano Tacconi rilasciate a IlBianconero.com : “Ne abbiamo davvero piene le palle!”