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Da qualche giorno è ufficiale:  la Serie A ripartirà il 20 giugno, coi recuperi. E la Coppa Italia? Il 13. No, il 12. Forse l’11 giugno. Quello che dovrebbe essere l’aperitivo sfizioso servito prima del campionato è diventato un rebus, col calendario che si è perso nelle stanze della Lega Calcio.  E le quattro squadre interessate  in attesa di sapere il giorno in cui scenderanno in campo, anche solo per  dosare gli allenamenti e prepararsi mentalmente all’evento. Tutte ferme al palo, perché l’Inter si è arrabbiata

Se dalle parti di Porta Nuova, a Milano, hanno qualcosa da ridire, si blocca tutto. Da Calciopoli in avanti sembra ormai questa la prassi. Si possono spazientire tutti, fuorchè l’Inter. Era già capitato prima dell’ultimo Derby d’Italia, quando il club del biscione pretendeva di giocarlo a porte chiuse, arrivando persino allo scontro frontale con la Lega.  A posteriori, quella fu di sicuro la scelta più giusta, ma per arrivarci si dovette prima passare attraverso un concitato e vicendevole scambio di accuse tra Marotta (“il campionato è falsato”) Dal Pino (“l’Inter si è rifiutata di scendere in campo, non parlino di sportività”) e Zhang (“Dal Pino è il più grande pagliaccio ma visto”).  Alla fine, però, si fece ciò che chiedeva l’Inter:  gara senza pubblico. 

Stavolta siamo da capo. La Lega ha già fissato le due semifinali di ritorno della Tim Cup per i giorni 12 (Juventus – Milan) e 13 giugno (Napoli – Inter), ma ai nerazzurri non va bene, perché la squadra di Conte, col recupero con la Sampdoria da disputare il giorno 20 ed una eventuale finale il giorno 17, sarebbe sottoposta ad un tour de force disumano. Quindi, o la semifinale dell’Inter verrà anticipata al 12 o addirittura al 11 giugno, oppure Marotta ha già minacciato di mandare in campo la Primavera. Come già fece nel ’61 Moratti senior contro la Juve, sempre per protesta. Un vizio.
La decisione di far scendere in campo per prime Juventus e Milan non deve nemmeno essere inteso come un dispetto fatto proprio all’Inter, ma solo una scelta d’equità: all’andata furono proprio Napoli e Inter a giocare per prime, stavolta tocca a Juve e Milan. Ma a Marotta, Ausilio, Conte e Zhang non gli sta bene, devono giocare per primi loro, in modo da avere più giorni per preparare le altre gare ravvicinate. Ovviamente la cosa non sta bene nemmeno ad Agnelli e Scaroni , che hanno il medesimo problema, tra eventuale finale di Coppa e prima gara di campionato da giocare. Ma a quelli dell’Inter i problemi altrui interessano poco. L’unica soluzione sarebbe anticipare entrambe le gare di un giorno, ma a poter derogare ulteriormente la disputa di partite di calcio prima del 12 giugno è solo il Governo, in modo da accontentare tutti. Inter in primis, altrimenti non si gioca.

Legittimo e normale che Conte e i suoi giocatori pensino di ribaltare la sconfitta dell’andata e di andare in finale, però esistono pure i diritti e le esigenze altrui, identici a quelli dell’Inter. Abituata ormai, dal 2006 in poi, a battere i pugni sul tavolo e ottenere spesso ciò che vuole. Ogni tanto, chi comanda, potrebbe anche azzardarsi a dirle di smettere.  O con l’Inter non si può?