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Martedì prossimo ricomincia la Champions League e stavolta non sarà un torneo come quello delle edizioni precedenti: sarà la Champions della vendetta. La prima dopo il tentativo di golpe fallito della SuperLega, un attacco al potere non ancora digerito dai capetti di Nyon. Soprattutto da uno, il comandante supremo Ceferin, il quale non perde occasione per lanciare strali nei confronti dei congiurati e del loro “disgraziato” progetto alternativo. Anche se, a dire il vero, presidente della UEFA ce l’ha in particolare sempre e solo con uno, Andrea Agnelli, gli altri (Perez e Laporta) non li nomina mai. Alla Juventus devono quindi prepararsi ad una Champions complicata, non soltanto perché oggettivamente la rosa non è stata rinforzata a dovere ma, al contrario, indebolita con la partenza di Ronaldo, ma dovranno pure mettere in preventivo arbitraggi, diciamo così, non equanimi. Un qualcosa di molto simile a quelli già avuti la scorsa stagione negli ottavi contro il Porto. Non essendo riuscito (per ora) a squalificare i reprobi dalla competizione, Ceferin adotterà altre strade per fargliela pagare. Al Real, al Barca, ma soprattutto alla Juventus.

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Maniavantismo gratuito e fuori luogo? Per non indurre a pensare male basterebbe che Ceferin non approfittasse di ogni occasione buona per scaricare tutto il proprio rancore nei confronti del presidente bianconero. Cosa che invece ha reiterato non più tardi di qualche giorno fa, all’ultima assemblea generale dell’ECA, dove ha incoronato ed esaltato il nuovo reggente Al Khelaifi (“un bravo capitano”) e disprezzato il predecessore, ovvero Agnelli (“è scappato dalla nave”). In una frase Ceferin ha già fatto intendere chi sarà favorito (e magari aiutato) nella prossima Champions – il PSG – e chi probabilmente penalizzato, la Juventus. Lasciate perdere De Coubertin, i valori dello sport e la sana e corretta competizione sul campo: il calcio è fatto dagli uomini, figli delle loro pulsioni emotive e schiavi dei propri interessi. Quando prevalgono quelle negative e il loro potere messo in discussione, possono scatenare guerre. Quella attualmente in corso tra la Uefa e i promotori della Superlega lo è, a tutti gli effetti. E in battaglia si utilizzano contro nemici tutte le armi in proprio possesso, convenzionali e non. Mentre si adotta magnanimità nei confronti degli alleati. Al Khelaifi, proprietario del PSG, è uno di questi, se non il principale alleato della Uefa. Non a caso è stato eletto alla presidenza dell’ECA proprio per essersi opposto da subito alla Superlega, definita da lui stesso “una favola”, “un fallimento”, “una perdita di tempo”. Una scelta di campo che gli sta portando evidenti benefici.
L’emiro qatariota parla di “grande famiglia“ e di “piramide calcistica stabile, sostenibile, inclusiva e competitiva” ma il primo a dribblare il fairplay finanziario è stato proprio lui, con la sua campagna acquisti no-limits di quest’estate. A dire la verità, lo aveva già aggirato in passato, ma mai come stavolta, approfittando della temporanea sospensione delle regole voluta da Ceferin durante la pandemia per (a parole) venire incontro ai club e riscriverle poi in seguito.

Di fatto l’attuale vuoto normativo è stato sfruttato alla grande dal club parigino, facendosi forte dell’ illimitata disponibilità finanziaria del suo proprietario, per il quale gli effetti negativi del covid hanno avuto un impatto minimo. Al Khelaifi ha così comprato tutto ciò che ha potuto e Ceferin gli ha strizzato l’occhio. Come farà con i club che hanno abiurato la Superlega, ai quali andrebbe domandato se hanno davvero versato a Nyon la “donazione” pro capite di 1.6 mln imposta dal regime ceferiniano come punizione per aver riconosciuto di aver commesso un errore nell’aderire al progetto sovversivo . Al quale, però, formalmente sono ancora tutti iscritti e, come ha confermato Laporta , “è ancora vivo, la Uefa non può impedirlo ed ha già chiuso le pratiche sanzionatorie contro i club inglesi”. Martedì si aprono le danze e bisognerà indossare l’elmetto. Buona fortuna, Juve!

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