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Non ditemi che non ve lo aspettavate, perché non ci credo. Cosa? Che a fine partita Sarri non facesse casino. Era scontato come il panettone a Natale. Tanto più dopo aver perso con due rigori a sfavore. Già dopo l’assegnazione del primo penalty alla Juve, considerata l’esagerata reazione in campo dei giocatori laziali, avevo immaginato un dopo-gara al calor bianco, e così è stato. Non c’è stato nemmeno bisogno dell’eventuale rinforzo polemico da parte di Lotito o di qualche componente della rosa, Sarri ha fatto tutto da solo. Senza freni e senza limiti, com’è sua consuetudine quando perde. Mai che gli venga il dubbio di aver sbagliato qualcosa lui, oppure che i suoi calciatori abbiano performato al di sotto delle aspettative: la sconfitta è sempre figlia di qualcos’altro. In questo caso, del Var. Lo strumento tecnologico considerato ormai la Cassazione del calcio, e come tale inappellabile.

A dire il vero, sabato scorso non ci sarebbe stato nemmeno bisogno della moviola per fischiare entrambi quei rigori, talmente erano netti e solari, ma Sarri non ha voluto lo stesso arrendersi all’evidenza, come gli ultimi giapponesi : la guerra era finita ma loro continuavano a combatterla. Soprattutto quando il nemico si chiama Juventus e ti viene facile tirarle sempre addosso. Lo aveva capito pure Maurizio quando l’aveva allenata, e lo dichiarò pubblicamente: “Soltanto quando vivi all’interno del mondo Juve cominci a capire quanto sia odiato questo club. Diventi gobbo anche per questo”. Salvo poi ricominciare ad attaccare lei e la sua tifoseria appena è ripassato dall’altra parte. “Degli juventini non mi importa nulla” ha subito messo in chiaro, così come della Juve “che – ha detto – ha vinto da Juve, con un rigorino”. Eggià, perché “se proprio bisogna perdere, meglio che sia contro i ragazzi del Napoli, ai quali sono e rimarrò legato per sempre”. Ve la ricordate questa? Verso la Juventus, invece, con cui ha vinto uno scudetto (col Napoli nulla) nemmeno un briciolo di riconoscenza, almeno per quello stipendio pagatogli dopo l’esonero per due stagioni consecutive, compresa una penale, per un’assurda clausola concordata con Paratici e Nedved al momento della firma.
Pensare che all’interno della tifoseria juventina c’è ancora chi lo rimpiange, chi avrebbe voluto riconfermarlo anziché vederlo rimpiazzato da un neofita come Pirlo, e chi magari lo vorrebbe adesso al posto di Allegri, “perché non si può vedere giocare la Juve così”. Come se sabato scorso la Lazio avesse estasiato la platea col Sarriball: un’unica occasione da gol e un solo tiro in porta in 94 minuti . La Juve alla livornese di Allegri, tanta sostanza e poca estetica, ha creato decisamente di più, meritandosi la vittoria. Anche se arrivata coi rigori, ma c’erano entrambi, confutazioni sarriane a parte. Perché il “sarrismo” è un’utopia, il “corto muso” realtà. La Treccani annoti.

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