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È un po’ un’abitudine di tanti calciatori stranieri quella di parlare dei propri club quando vanno nelle rispettive nazionali. Soprattutto quando le cose non vanno per il meglio. Lo ha fatto anche Dejan Kulusevski nel ritiro svedese. Per carità, nessuno sfogo o dichiarazione esplicita contro qualcuno, si è limitato a parlare di se stesso e del proprio rendimento in questi primi 7 mesi in bianconero, non andati benissimo. Pure lui ne è consapevole. “Ho fatto fatica – ha ammesso – perché non è la cosa più facile del mondo entrare alla Juventus”. Ed ha pure motivato questa sua difficoltà: “Ho giocato in posizioni diverse ad ogni partita e non ero abituato”. 

Dejan non ha torto, Pirlo lo ha fatto giocare in tutti i ruoli possibili: esterno, 2° punta, trequartista, mezzala, mandandolo probabilmente nel pallone  Infatti ha fatto discretamente bene solo nel primo, che è poi il suo ruolo naturale, ma in generale la sua non è stata finora una stagione positiva, e lui stesso lo sa. Ha dalla sua l’anagrafe e quindi tempo per potersi rifare e dimostrare di valere tutti i 40 e rotti milioni spesi dalla Juventus. Perché il punto è proprio questo: è valsa la pena, nel gennaio 2020, investire sui questo promettente ventenne, o , col senno di poi, sarebbe stato meglio dirottare quei soldi su qualcun’altro, magari giovane e interessante come lo svevo/macedone ma forse più forte e più utile? Leggi Haaland. Stessa età di Kulusevski, ma un ‘autentica forza della natura. Un centravanti ora conteso da tutti i maggiori top club continentali e che segna a raffica sia col B.Dortmund sia nella nazionale norvegese. Il complemento perfetto in campo per CR7, probabilmente anche il suo possibile sostituto.
Quando in quel gennaio si dovette scegliere su chi puntare, Paratici e Nedved andarono su Kulusevski e abbandonarono l’altro vichingo, seppure lo avessero messo nel mirino da tempo e addirittura invitato ad assistere ad una partita all’Allianz. Lui e il padre chiedevano però troppo d’ingaggio e Raiola una botta per le sue commissioni e alla Juve non se la sentirono di affrontare un investimento di quella portata per un ragazzone che fino ad allora aveva giocato nel Salisburgo e doveva ancora dimostrare di valere la Juventus. 
Si preferì andare sull’altro giovane scandinavo, messosi in evidenza col Parma  - che, con tutto il dovuto rispetto per i ducali, ha un blasone inferiore a quello dei pluri-campioni d’Austria - e con già gli occhi addosso dell’Inter. Paratici fu più lesto e se lo accaparrò prima di Marotta.  Il tifo juventino gli tributò una standing-ovation, e  la stampa sportiva  etichettò Kulusevski  come un gran “colpo di mercato”. 

Ad un anno e 2 mesi di distanza, confrontando ciò che hanno fatto fino ad ora Haaland e Kulusevski, è lecito interrogarsi se lo fu per davvero, e se lo svedesino è un potenziale campione, come tra l’altro sostenuto dal suo illustre connazionale Ibrahimovic. Ricordo un altro ventenne approdato alla Juventus nei primi anni 90, si chiamava Alessandro Del Piero: andò in gol alla sua terza presenza in bianconero, ed era talmente bravo da arrivare  in poco tempo a mettere in discussione il talento sopraffino di un pallone d’oro come Roberto Baggio, fino a prendergli il posto in squadra e diventare il capitano della Juventus. Del Piero venne stanato da Boniperti in Serie B, ma ci mise poco a mostrare di meritarsi palconescenici più aulici e una maglia da titolare alla Juve. Ad oggi Kulusevski è il novello Godot. Restiamo in attesa.