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Ci vuole pazienza, ma alla fine, qualcuno arriva sempre a tirare fuori "er gol de Turone" prima di uno Juventus-Roma. Basta sapere aspettare e, tac, puntuale come l'esattore delle tasse eccolo sbucare fuori. Anzi, stavolta eccola, perché trattasi di Rossella Sensi. Sì lei, la figlia del sor Franco, ex presidentessa & proprietaria del club giallorosso, da almeno una decina d'anni finita nel più totale anonimato. A ripescarla c'ha pensato La Stampa di Torino, proprio alla vigilia di un nuovo confronto tra Madama e la lupa capitolina. 

Quale avrebbe mai potuto essere il primo ricordo di Rossella quando gli hanno nominato la Juventus? Ovviamente lui, Turone. Era il 1980, stiamo parlando di archeologia del calcio. All'epoca la signora Sensi aveva appena 10 anni, era praticamente una bimba, ma quel gol annullato (giustamente) se lo porta ancora appresso 40 anni dopo e appartiene ai suoi "brutti ricordi", d'infanzia, o dell'intera vita (non l'ha spiegato). Un trauma non ancora superato, a quanto pare. 

Ricordi belli, invece, ne ha la signora Sensi? Certo che sì. Uno potrebbe pensare allo 0-2 del 2005 (punizione bomba di Batistuta e Asunçao allo scadere) o all'altro 0-2, quello del 1995 (con i giallorossi in 10), e invece no: lei tira fuori il 2-2 del 2001, quello del pareggio in zona Cesarini del giapponese Nakata. Giocatore che la Roma potè schierare in campo grazie al cambio delle regole sull'utlizzo degli extracomunitari modificato in Lega la settimana prima. Nulla da eccepire sul risultato, però, all'incontrario sarebbe venuto giù il Cupolone.  
Andiamo per ordine, cominciando da Turone:  dopo 41 anni, se lo vogliono mettere in testa la Sensi e tutti i romanisti (e non solo loro, purtroppo) che quello era un gol indiscutibilmente irregolare? Dubito, ormai la vulgata populista ha sancito il contrario, e si va avanti per inerzia. 
Eppure le cose stanno in maniera differente da come l'hanno sempre raccontata. Non lo dico io, che sono di parte, ma l'ha spiegato  – pure più volte – Carlo Sassi, il moviolista storico della Rai e che all'epoca ci lavorava ancora. "Acchittarono quelle immagini", disse. Che tradotto significa: le taroccarono apposta. In modo da dimostrare che Turone fosse in posizione regolare, ma non era così. Lo vide fare, ne fu testimone, eppure non vale. A zittire il buon Sassi e farlo passare per un visionario furono gli stessi colleghi (romanisti) a Saxa Rubra. Eppure vi garantisco che Sassi, ancora oggi, ricorda perfettamente come andarono quel giorno le cose in Rai. E come lui lo sanno anche altri. 
Postilla a margine: per il regolamento in vigore quegli anni, bastava essere in linea con l'ultimo difensore avversario per essere considerato in fuorigioco. Nessuno lo dice. Ricordarlo è tempo perso. 

Passiamo a Nakata. Non è in discussione il risultato finale di quella partita (pareggio meritato, pollastra la Juventus a farsi rimontare) bensì il merito della questione, ovvero le regole modificate in corsa e di cui si avvantaggiò la Roma. "Noi le regole le abbiamo più subite che create", ha detto la Sensi, dalla quale avrei voluto sentirmi dire in quali occasioni altri (leggi, Juve) beneficiarono di regolamenti creati ad hoc, come in quella circostanza. Infatti il caso fece clamore. Ripeto: se a trarne vantaggio fosse stata la Juve, sarebbe successo il finimondo, ritirando fuori l'abusato luogo comune dei "poteri forti". Nella vicenda Nakata, potere forte si rivelò proprio la Roma. 
Buon Juventus-Roma a tutti. Mourinho permettendo.