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Lo strano caso del Dott. Ramsey: gioca regolarmente con la sua Nazionale ogni volta che viene convocato, talvolta fa pure goal, poi rientra a Torino e puntualmente accusa qualche acciacco. L’ultimo (il 13° della serie) questa settimana, appena ha ripreso ad allenarsi coi suoi compagni alla Continassa, un leggero affaticamento all’adduttore. Niente di che, ma sufficiente a tenerlo  - come Dybala - precauzionalmente ai box. Mentre però l’argentino è rientrato dal Sudamerica con un’infiammazione al polpaccio in essere, Ramsey era tornato dal Galles sanissimo, come sempre gli capita. Perché, come ha un paio di volte rimarcato lui stesso, “lì sanno come gestirmi”.

Più che una questione di metodologie di cure  qui sembra davvero  ci sia dell’altro, e che non possa essere tutto e soltanto attribuibile al fisico cagionevole del calciatore. L’impressione, soprattutto dopo l’orientamento preso dalla Juve di disfarsi del giocatore, è che Ramsey abbia deciso di ingaggiare un braccio di ferro con la società.  Una guerra di logoramento in cui vale tutto, anche qualche problema muscolare di troppo. Si infortuna apposta? Questo no, però al minimo risentimento il giocatore alza bandiera bianca. Un malato immaginario? Di sicuro un modo per costringere il club a liberarsene, ma alle condizioni dettate dall’interessato. Che lo spazio non trovato – secondo lui - alla Juve andrebbe anche a cercarselo altrove ma, al tempo stesso, desidererebbe non rimetterci dei soldi.

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