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Ha impiegato appena 120 secondi per lasciare il segno nella larga vittoria del Manchester City sul campo del Club Brugge, che ha proiettato nuovamente la squadra di Guardiola a stretto contatto col PSG capolista del loro girone di Champions League. Cole Palmer, trequartista classe 2002 in gol nella sfida in Belgio, si è comportato come tocca ai predestinati, a quelli baciati da un talento particolare che non sfugge agli occhi dei grandissimi che gli ruotano attorno. Come Pep... L'allenatore catalano lo aveva inserito da tempo nella lista dei migliori prospetti dell'academy del club inglese e già nella passata stagione gli aveva concesso l'onore dell'esordio assoluto in prima squadra - contro il Burnley in Carabao Cup - in Champions League contro il Marsiglia. Mentre più recentemente sono arrivati i primi due spezzoni in Premier League: nello scorso week-end, il ragazzo si è addirittura reso protagonista di un tour de force che, nella stessa giornata, lo ha portato in campo in Premier contro il Burnley e poche ore dopo con l'Under 23, trascinata alla vittoria contro il Leicester con una tripletta.

CRESCITA CONTINUA - Nato e cresciuto a Manchester - più precisamente nel sobborgo di Wythenshawe, lo stesso di un altro enfant prodige del calcio inglese come Marcus Rashord - Cole Palmer inizia a giocare per il City dall'età di 8 anni, ripercorrendo una traiettoria molto simile a quello del "predecessore" e nuovo compagno di squadra Phil Foden. Strappato alla concorrenza dei rivali cittadini dello United, riesce a superare gli ostacoli e le diffidenze suscitate da un fisico molto gracile che non gli impedisce di farsi largo a suon di gol e grandi giocate. L'esplosione degli ultimi anni è impressionante: 15 goal e 5 assist in 14 partite con la formazione Under 18 e successivamente un impatto notevole anche nella formazione Under 23 - quella delle "riserve" - allenata dall'italiano Enzo Maresca. Assieme hanno vinto un campionato dominato dall'inizio alla fine e concluso con 13 gol in 16 partite da Palmer.
SULLE ORME DI FODEN - Che di ruolo fa il centrocampista offensivo, dando il meglio di sé partendo alle spalle di una punta vera, ma che in una squadra come il City di Guardiola - dove le posizioni fisse non esistono, nemmeno quella del centravanti classico - può esaltare ulteriormente le proprie qualità tecniche e tattiche. Come Foden, è mancino e, come Foden, ama partire da dietro per poi inserirsi e colpire le difese avversarie: guardare per credere il gol realizzato contro il Club Brugge, con un movimento a rimorchio sull'appoggio di Sterling. Umile, tranquillo, ma sicuro quanto basta, nonostante la giovane età, per affacciarsi con la giusta disinvoltura a una realtà completamente diversa come quella della prima squadra: "Sto solo pensando ad allenarmi e lavorare sodo, dicendomi che non c'è pressione e di fare le cose come quando ero un ragazzino. Mettiti in mostra, lavora e vedi dove arrivi", ha dichiarato in un'intervista a Goal.com. Parole e stoppa da futuro campione.