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    Como, non solo Fabregas: è la squadra più ricca d'Italia. Cosa c'è dietro i successi silenziosi dei fratelli Hartono

    Como, non solo Fabregas: è la squadra più ricca d'Italia. Cosa c'è dietro i successi silenziosi dei fratelli Hartono

    • Furio Zara
      Furio Zara
    Ora va capito se l’arrivo di Cesc Fabregas sul Lago di Como sia uno sfizio di due milionari - Robert e Michael Hartono - che gli sfizi se li possono prendere, eccome, o invece sia l’inizio di una nuova storia che proietterà nel tempo il club nei quartieri alti del Calcio italiano. Su Fabregas c’è poco da dire: è stato un campione - per anni uno dei migliori centrocampisti al mondo - che sta vivendo il suo finale di carriera arrancando (nell'ultimo anno ha giocato una manciata di partite nella squadra riserve del Monaco) e oggi che di anni ne ha 35 può dire di cominciare una nuova vita, perché il contratto che ha firmato è biennale e perché - l’ha detto subito chiaro e tondo - vuole riportare in Serie A il Como (che la A non la vede da vent’anni, dopo le stagioni d’oro negli Anni ’80 quando in due diversi periodi rimase nel campionato più prestigioso sette stagioni in un decennio).

    Da qualche tempo negli ambienti del calcio circola la stessa battuta, che battuta non è: se gli Hartono vogliono, si comprano tutta la Serie A. Vero? Verosimile, mettiamola così. La disponibilità economica, in effetti, non manca. La famiglia Hartono rientra nella top 100 - classifica Forbes - degli imperi familiari più ricchi del pianeta. Spieghiamo meglio: con 23,2 miliardi di dollari (alla voce Robert, ma il nome indonesiano è Budi) e 22,3 miliardi di dollari (questo è Michael, che di nome fa Bambang) i due Hartono - indonesian, ramo principale commercio del tabacco - occupano rispettivamente la posizione numero 64 e 69 della classifica. Per dire: Berlusconi (Monza) e Zhang (Inter) sono oltre la 300ª, per trovare Friedkin (Roma) bisogna scavallare i primi 700. Eppure: nessuno li conosce, nessuno li ha intervistati. Hanno prelevato il Como da tre anni abbondanti, era l’aprile del 2019. Da allora il club è salito dalla Serie D alla B, ma senza trombe e fanfare, senza investimenti poderosi, senza grancassa mediatica. Con un basso profilo che è la cifra esistenziale di questi due signori ottantenni che in questi ultimi anni stanno delegando potere, finanze e responsabilità ai loro figli (sono 7 in tutto) e che il Como l’hanno comprato con una società galassia dell’impero Djarum - così si chiama - e cioè la Sent Entertainment Ltd, società di media e intrattenimento con sede nel Regno Unito, amministrata da Michael Gandler, che in passato è stato nel cda dell’Inter durante la parentesi Thohir. Gestione oculata, rinnovamento dello stadio, volontà di rendere prezioso il “prodotto” Como anche e non solo con l'arrivo dello spagnolo Fabregas (che infatti ha annunciato di essere pronto anche a entrare in società con una quota).

    Insomma, questi Hartono: tanto arrosto e niente fumo, anche se sembra buffo dirlo di due che hanno fatto i soldi con le sigarette, le famose “Kretek”, quelle aromatizzate con chiodi di garofano che sono diffusissime in tutto il Sud Est asiatico e stanno allargando il mercato anche in Europa. Per ora il Como è stato dato in gestione a due uomini fidati, all’inizio a Michael Gandler di cui abbiamo parlato - ideatore anche del docu-film sul club che ha per titolo “The American", cioè lui - e da un anno all’ex giocatore inglese Dennis Wise - già bandiera del Chelsea negli Anni 90 - CEO del club comasco cui è stata affidata la parte tecnica: è stato lui a convincere Fabregas a scegliere Como. Con lui lavorano nomi poco noti nell’ambiente del calcio, ma solo perché si tratta di professionisti che non cercano le luci dei riflettori, anzi se possono le scansano: si tratta del dg Carlo Alberto detto Charlie Ludi e del capo scouting Cristian Bruccoleri. Anche perché di calcio, i due Hartono; sanno poco o niente: il loro sport preferito è il badminton.

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