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Se, almeno per una volta, si vuole rifuggire dal convenzionale - cioé sostenere che nel derby non ci sono favoriti o che lo vince chi apparentemente è messo peggio -, va detto con chiarezza che l’Inter è più avanti del Milan nel processo di edificazione della squadra. È vero che contro lo Slavia Praga non ha brillato, anzi. È vero che l’esordio in Champions League ha comportato un dispendio notevole di energie fisiche e nervose. È vero che dalla prima vittoria in campionato alle due successive, c’è stato un rallentamento. Tuttavia è vero anche che la squadra, pur non essendo brillante, è compatta. Che Conte lavora già su modulo e giocatori certi almeno al novanta per cento. Che la qualità del gioco espressa con il Lecce, prima di campionato, aveva già raggiunto un’intensità ragguardevole.

Insomma, a mio giudizio, l’Inter arriva al derby con qualche malumore interno, ma sapendo di essere più forte di un avversario amletico, incerto nell’adozione dei sistemi di gioco, per nulla rafforzato dai nuovi arrivi (tanto per capirci questa sera giocano quelli che schierava Gattuso, addirittura con Biglia al posto di Bennacer) e con qualche incomprensione di troppo tra Giampaolo e alcuni giocatori. L’allenatore, infatti, ha ribadito che vuole calciatori motivati e non nervosi, il che lascia aperta la possibilità che Rebic (ancora grezzo) prenda il posto dell’inquieto Paquetà. Ho visto e commentato la partita del Milan contro il Verona ridotto in dieci. Alla fine i rossoneri hanno vinto, ma sono stati incolori come contro l’Udinese (partita persa all’esordio) quando si è trattato di attaccare o di aggirare il muro difensivo dei veneti. Il problema del Milan non è solo che fa vedere poco e tutto in maniera molto prevedibile, ma che si gioca a ritmi troppo bassi e con un fraseggio monocorde. Piatek che, al di là del rigore trasformato, è ben lungi dallo sbloccarsi, può essere anche in crisi. Però non viene mai innescato almeno dalla parvenza di un’idea o dalla complessità di una combinazione. La mia convinzione è che Giampaolo sia in ritardo (lo ha detto anche Boban) e che la partita di questa sera altro non possa che accentuare le distanze esistenti tra il Milan e l’Inter. L’unico aspetto consolante per i rossoneri è stata, almeno finora, la fase difensiva. Alla quale, però, questa volta mancherà Calabria (squalificato), sostituito da Conti.

Detto tutto questo, non posso che pensare ad una vittoria dell’Inter. Sia perchè Conte non sbaglia due partite consecutive, sia perché in questi pochi giorni post Champions ha lavorato più sulla testa che sulle gambe dei giocatori. Loro sanno che il tecnico non tollererebbe un altro passaggio a vuoto e che le motivazioni per rimanere in vetta alla classifica sono più che sufficienti per esprimere una prestazione di livello. In più se, come credo, Politano affiancherà Lukaku al centro dell’attacco, l’Inter avrà un’altra freccia nel suo arco. Politano è più in forma di Lautaro e, al contrario dell’argentino, sa svariare e accentrarsi per concludere in modo più essenziale e vantaggioso. Potrebbe essere la carta vincente, un’altra invenzione di Conte. Si dirà: anche il Milan gioca sulle motivazioni. In caso di successo, infatti, raggiungerebbe l’Inter in classifica rilanciando la sua sfida per l’obiettivo Champions. Vero. Ma, seppur a debita distanza, a me l’ambiente rossonero sembra vagamente 'smontato' dallo stato inziale dei lavori. C’è bisogno di un cambio di passo e pensare che possa verificarsi questa sera quasi d’improvviso è, secondo me, illusorio. Al massimo il Milan potrebbe pareggiare, ma servono una serie di circostanze favorevoli che non mi sento di prevedere. Vincerà l’Inter e credo che basti dire il perchè. Finora, nonostante qualche inciampo, sa a quale gioco deve giocare.