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Se è vero che le grandi squadre e i grandi allenatori si vedono nelle difficoltà, dopo la prima sconfitta della stagione contro la Juventus, che l’ha scavalcata in testa alla classifica, i fari sono puntati su quello che farà l’Inter di Conte alla ripresa del campionato e più in generale fino alla prossima sosta, visto che l’attendono sette partite in venti giorni, due delle quali quasi decisive per la qualificazione agli ottavi di Champions.

Antonio Conte, considerato da tutti il valore aggiunto della nuova Inter, mai come nei giorni scorsi ha tirato per la prima volta il freno a mano, facendo indirettamente capire che la differenza in campo la fanno i giocatori e non gli allenatori, anche se bravissimi come lui. “La Juventus e il Napoli sono superiori a noi e non lo dico perché abbiamo perso l’ultima partita”. Così ha spiegato il tecnico nerazzurro domenica scorsa a Trento al “Festival dello Sport” e conoscendo Conte, che al primo anno sulla panchina della Juventus con cui vinse subito lo scudetto ripeteva “ricordiamoci che la squadra arriva da un settimo posto”, c’è molta tattica nelle sue parole, per non illudere i tifosi e per togliere pressioni alla squadra.

Obiettivamente, però, mai come adesso Conte deve arrangiarsi per colpa degli infortuni, perché ai problemi di Sensi, uscito proprio contro la Juventus, si sono aggiunti quelli più gravi di D’Ambrosio e soprattutto di Sanchez. Due titolari e mezzo in meno che non saranno presenti domenica a Reggio Emilia contro il Sassuolo, nella delicatissima ripartenza dell’Inter.

Un anno fa, proprio contro Sensi e i suoi compagni di allora, l’Inter perse all’esordio e fu costretta a rincorrere il quarto posto fino all’ultimissima giornata. Là dove incominciarono le difficoltà di Spalletti, Conte deve rilanciare subito l’Inter, affidandosi a Lukaku e Lautaro ed eventualmente a Politano ed Esposito, come attaccanti di scorta.

La coperta, specialmente davanti, è oggettivamente corta ma gli alibi non bastano perché l’Inter, che comunque riparte davanti al Napoli, ha il dovere di non perdere altro terreno dalla Juventus, se vuole almeno renderle la vita difficile, tenendo vivo il campionato. In caso contrario, l’entusiasmo iniziale si trasformerebbe in nuova rassegnazione ricordando le ultime stagioni.

Tra un eccesso e l’altro, la speranza rimane la carica di Conte che ha la rara capacità di saper estrarre il massimo, e anche qualcosa di più, dai suoi giocatori. Dopo il Sassuolo ci sarà l’esame di riparazione contro il Borussia Dortmund a San Siro, per ottenere la prima vittoria scaccia crisi in Champions, quindi il confronto casalingo contro il Parma che un anno fa riuscì a vincere proprio a San Siro all’inizio del campionato. E siccome non bisogna illudersi di fare passeggiate contro il Brescia e il Bologna fuori e infine il Verona in casa, Conte dovrà tenere alta la tensione perché la trasferta a Dortmund sarà un altro test da non fallire, dopo la sconfitta a Barcellona.

Dentro o fuori, insomma, in campionato e in Champions: questo è il bivio che attende l’Inter nei prossimi venti giorni in cui non ci sarà un attimo di sosta. Conte, però, ha l’esperienza per gestire i momenti difficili, anche se agli interisti non interessa il suo passato, specie quello juventino. I tifosi nerazzurri pensano soltanto al presente e dopo la partenza sparata non hanno alcuna voglia di accontentarsi di partecipare al campionato e alla Champions. La speranza è quella di tornare almeno protagonisti e quindi la sconfitta contro la Juventus, invece di interrompere i sogni, deve dimostrare che l’Inter sa ripartire, non ricadere. Perché i grandi allenatori si vedono nelle difficoltà. E Conte sicuramente lo è.