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Il Brescia è in caduta senza paracadute, o così sembrerebbe. La quinta sconfitta consecutiva patita nel derby con il Verona avrebbe in passato aperto voragini sulla panchina e addensato nubi sul tecnico della prima squadra. Così non sarà. Il paracadute di Giuseppe Scienza (da luglio chiamato a guidare un gruppo di giovani sposando la causa della politica del risparmio imposta dalla società lombarda) si chiama Gino Corioni ed è il presidente del Brescia. Proprio lui che in passato, nei suoi vent'anni di presidenza, aveva sancito cambi di panchina anche per situazioni meno intricate, questa volta sorprende tutti. 'Scienza non si tocca' ha precisato Corioni nel post gara del 'Bentegodi'.

I perchè sono riconducibili ad una crisi di risultati dettata dall'incapacità di concretizzare la mole di gioco che la squadra produce, e non da una situazione in cui l'allenatore non ha le idee chiare e il gruppo appare confuso. La spiegazione ('Si vede che Scienza ha in mano la squadra, e la squadra è con lui') lascia ben poco spazio a ipotesi di inversioni di marcia. La medicina sembra essere il solo lavoro e la continua abnegazione che la squadra e il tecnico mettono sul campo ogni settimana. L'importante però sarà, come dice il patron Corioni, 'non perdere l'entusiasmo'. Senza quello i problemi diventerebbero tanto grandi quanto di difficile soluzione. Scienza dorme sonni tranquilli, per ora, forte della stima e della fiducia di Corioni. La sua panchina non scricchiola neppure.