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Massimo Galli, primario di Malattie infettive dell'Ospedale Sacco di Milano, parla a Repubblica dell'emergenza coronavirus in Lombardia e in particolare a Milano: "È un dato di fatto: con la riapertura possono presentarsi problemi e c’è il rischio di richiudere. Perché i nuovi casi non calano? Soprattutto in città, le nuove diagnosi riguardano cittadini riusciti finalmente ad ottenere un tampone. Si tratta cioè di persone infettate già da tempo, che erano rimaste senza diagnosi. Quello che disturba è che avrebbero potuto ottenere un test molto prima. Situazione più pericolosa? Quella di Milano è un po’ una bomba, appunto perché in tanti sono stati chiusi in casa con la malattia. Abbiamo un numero altissimo di infettati, che ora tornano in circolazione. È evidente che sono necessari maggiori controlli. Mi chiedo perché da noi ci sia stato un atteggiamento quasi forcaiolo nei confronti dell’uso dei test rapido, il "pungidito", che poteva comunque essere utile. Tante persone in giro? Alcuni hanno interpretato l’ingresso nella fase 2 come un liberi tutti. È un segnale di grande pericolosità, perché dovrebbe invece prevalere la cultura della responsabilità per limitare al massimo i danni. Dove sta scritto che la mascherina e il distanziamento hanno successo contro un’epidemia come questa?
Rispondo io: da nessuna parte, perché nessuno ha mai sperimentato quello che stiamo attraversando. Certo, a buon senso queste precauzioni servono ma nella storia dell’umanità non abbiamo mai tentato di gestire un’epidemia in un contesto nazionale con questi strumenti e basta. E poi non sappiamo quando le persone rispetteranno le regole".