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  • Coronavirus: un nuovo lockdown? Dipende da noi cittadini

    Coronavirus: un nuovo lockdown? Dipende da noi cittadini

    L’oramai quotidiano bollettino sui casi di Sars-Cov-2 continua a far preoccupare. Da metà settembre ad oggi stiamo infatti assistendo, giorno dopo giorno, ad un concreto e continuo aumento dei casi di positività.
    L’ultimo bollettino relativo alla giornata di oggi, 15 ottobre, riporta un incremento di 8.804 casi nelle ultime 24 ore. Un numero altissimo che, inevitabilmente, riporta alla mente i ricordi, le incertezze e le paure dei primi mesi dell’anno.
    Viene infatti spontaneo effettuare dei paragoni tra gli attuali dati e quelli emanati durante i mesi di lockdown - marzo e aprile – chiedendosi come mai al pari di individui positivi le restrizioni imposte dai dpcm siano tanto diverse. 
    Come mai non viene annunciato un altro lockdown imminente?

    Paolo Bonanni, epidemiologo, ordinario di Igiene all’Università degli Studi di Firenze, ha fatto chiarezza con un’intervista rilasciata al Corriere della Sera:
    “L’alto numero dei positivi riscontrato va rapportato al numero dei tamponi che ora si effettuano 6-7 volte più alto rispetto a quelli effettuati nella scorsa primavera. Allora si andavano a controllare le persone con sintomi compatibili con un’infezione da Covid, o addirittura in situazioni gravi, adesso i controlli vengono effettuati “a tappeto”, i positivi li andiamo a cercare tra i “contatti” e cioè tra le persone che hanno avuto a che fare con un positivo anche se sono ed è la maggioranza dei casi asintomatici. Situazioni diverse”.

    L’aumento dei casi registrati è dunque ascrivibile, secondo Bonanni, ad una ricerca più serrata e metodica dei soggetti positivi o con possibile positività. Un altro elemento di differenziazione rispetto ai mesi passati è quello relativo al numero di tamponi svolti:  “Vorrei anche ricordare che se a marzo su 100 tamponi effettuati circa il 25% risultava positivi ora si è intorno al 4-5 % per tutte le ragioni dette prima. In primavera mancava tutto: dai test alle mascherine ora non siamo nella stessa situazione. […] Le precauzioni da prendere sono sempre le stesse: rispettare le distanze di sicurezza, utilizzare le mascherine, lavare frequentemente le mani.”

    Non cambiano dunque le precauzioni da attuare per difendersi dal virus, a cambiare invece è l’età media degli individui che stanno contraendo il virus: 
    “Tra i nuovi casi di contagiati prevalgono le persone sotto i 50 anni e una quota non trascurabile è rappresentata dai giovanissimi, altro segnale di una diversa ricerca del virus che non riguarda più solo chi sta male. Questo non significa che non ci siano persone in situazioni tali da richiedere un’ospedalizzazione o un ricovero in terapia intensiva, sembra un dato contraddittorio ma è evidente che se si aumenta il numero dei soggetti controllati, se ne scoprono anche di più bisognosi di cure”.

    Il quadro delineato dall’epidemiologo risulta dunque profondamente differente rispetto a quello che si era prefigurato nei mesi di lockdown nazionale, quando si conosceva ben poco del virus e scarseggiavano gli strumenti materiali per poterlo combattere.

    Nonostante tutto il Premier Conte, che giorni fa sembrava escludere l’ipotesi di un nuovo lockdown, valuta adesso l’ipotesi di un nuovo blocco nazionale in concomitanza al Natale. “Molto dipenderà dal comportamento dei cittadini” ha concluso il Premier. A noi, dunque, il pallino.

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