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Zlatan Ibrahimovic ha scoperchiato il vaso di Pandora: il caso Fifa 21 è solo il primo passo. Il centravanti del Milan ha attaccato duramente sui social EA SPORTS, società che produce il celebre videogioco, FIFA e FIFPro per aver utilizzato senza consenso il suo nome e il suo volto e a fargli eco ci pensato poco dopo il collega del Tottenham Gareth Bale, che ha rincarato la dose: "Time to investigate", "E' tempo di indagare" l'appello lanciato dai due, che secondo The Athletic potrebbero essere presto seguiti da migliaia di altri calciatori pronti a dare vita a una vera e propria battaglia. Tutto per un videogioco? In realtà, dietro all'attacco di Ibra e Bale c'è molto di più: una vera e propria guerra che agenti e giocatori sono pronti a lanciare contro la massima istituzione del pallone.

GESTIONE DIRITTI - Il primo bersaglio è la FIFPro, la Federazione internazionale dei calciatori professionisti che, prendendo il caso specifico della rappresentazione nei videogiochi, gestisce i diritti di nome e fattezze di praticamente ogni calciatore delle nazioni che fanno parte dell'associazione. E' pertanto uno degli interlocutori per Electronic Arts per i diritti di immagine, assieme a club, campionati e leghe che possono agire per tutte le società che ne fanno parte (come la Premier League), oppure optare per non collettivizzare i diritti videoludici: è il caso della Serie A, dove i singoli club trattano autonomamente i contratti (Juventus e più recentemente Roma sono infatti esclusive di Konami per eFootball PES, mentre Inter e Milan sono diventati quest'anno esclusiva di Fifa). Tanti aspetti, che rendono quello dei diritti legati al gaming un tema estremamente intricato dal punto di vista giuridico e lascia aperta la porta a letture diverse ed estremamente contrastanti. Come l'ultima, con la differente interpretazione tra Ibrahimovic e EASports. Quel che appare evidente, è che la gestione collettiva dei diritti d'immagine in questo scenario, e non solo, non soddisfa più la categoria dei calciatori, pronti a mobilitarsi per avere maggiore chiarezza da parte della FIFPro e sfruttare in maniera diretta e autonoma la propria immagine per quanto riguarda videogiochi e altri mercati. Ma è solo la punta dell'iceberg.

GUERRA - Non è solo una questione di diritti di immagine dei calciatori, è soprattutto un primo passo nella guerra dei super-agenti alla Fifa. Non un caso che i due promotori dell'assalto a EA SPORTS e FIFPro siano Ibrahimovic e Bale, rappresentati rispettivamente da Mino Raiola e Jonathan Barnett: due dei procuratori più potenti del mondo che, assieme a Jorge Mendes (agente di Cristiano Ronaldo) e David Manasseh hanno fondato la FAF (Football Agents Forum), un'associazione privata degli agenti che si è prefissata nel giro di pochi anni di costituire un sistema esterno alla federazione mondiale del pallone e in competizione con essa. Lo scontro di fatto è partito da mesi, già a febbraio la FAF aveva inviato una durissima lettera ai vertici del calcio ("Molte delle proposte che la Fifa ha suggerito sono altamente controverse, inaccettabili per gli agenti e illegali sotto molti aspetti") e negli scorsi mesi Raiola non ha risparmiato pesantissime accuse ("La Fifa è come la mafia" o ancora "E' come un dittatore comunista"). A confermare l'inasprimento della contesa anche la nuova stretta che Gianni Infantino e la Fifa intendono dare alla compravendita dei giocatori, inserendo nuove limitazioni al mondo degli agenti e degli intermediari: dalla volontà di porre un tetto alle commissioni, il cui giro d'affari è triplicato negli ultimi sei anni, all'idea di reintrodurre una licenza per i procuratori, con esami d'accesso e controllo della fedina penale e professionale. Schermaglie da una parte e dall'altra: lo sfruttamento delle immagini su Fifa è solo il pretesto, la guerra tra super-agenti e Fifa solo all'inizio.
@Albri_Fede90