277
Juventus-Udinese è tutta in un'immagine. Quella regalata da Paulo Dybala dopo 19 minuti e qualche secondo. E non è ovviamente legata al gol, anche decisivo. Ma a quella non esultanza, a quello sguardo arrabbiato con cui cercava qualcuno sugli spalti. Perché poi sono arrivate le sue parole al termine della partita per spiegare che stava cercando un amico, magari è pure vero. Il messaggio però resta ed è anche più forte se si pensa alle altre parole spese subito dopo tra Dazn e Sky per far capire molto del suo momento. “Ci sono state tante notizie, sono successe tante cose, preferisco non parlarne”: e uno. “Io non ho niente da dimostrare a nessuno”: e due. “La società ha deciso che del rinnovo si riparlerà a febbraio, marzo o quando sarà, io penso al campo e a mettermi a disposizione della squadra”: e tre. Il bersaglio di questa raffica di colpi è la dirigenza della Juve, più probabilmente un dirigente in particolare: Maurizio Arrivabene. Perché il rinnovo di Dybala è tormento e non solo tormentone, tanto che una frase come quella spesa da Paulo sul gioco bianconero (“Non abbiamo un bel gioco, dobbiamo puntare sulla voglia”) sembra quasi una carezza a Max Allegri rispetto ai pugni che per una volta ha provato a rifilare in piena faccia su quel ring già scelto dall'amministratore delegato per sferrare i suoi di colpi. 
PICCHIA DURO – Che poi non è nemmeno detto che a vincere sarà chi picchierà più duro. Intanto Dybala è uscito allo scoperto e lo ha fatto giocando più o meno allo stesso gioco di Arrivabene, tra telecamere e microfoni. Perché in questa serata vincente ma rabbiosa c'è tutto il fastidio di Paulo per un trattamento come quello che gli è stato riservato anche in questa fase. Quando tutto sembrava finito e il peggio alle spalle. Negli ultimi due anni era successo davvero di tutto: prima messo alla porta, poi sopportato, poi ringraziato, poi protagonista di un rinnovo complesso, poi di nuovo scaricato e messo in vendita, infine riposto al centro del progetto. Il nuovo corso bianconero sembrava davvero essere costruito attorno ad Allegri e Dybala. E la trattativa per il rinnovo del contratto è arrivato a un accordo definito totale da tutte le parti in causa già ad ottobre: un anno in più per Paulo rispetto al previsto rappresentava la mediazione per lo sconto imposto dalla crisi, intesa raggiunta per 8 milioni più 2 di bonus fino al 2026, con tanto di stretta di mano aspettando solo che Antun potesse completare il proprio iter burocratico per essere riconosciuto agente Fifa in Italia e dal Coni prima di firma e annuncio. Ma il tempo, in questa situazione non è stato galantuomo. Se ogni contatto tra la dirigenza e l'entourage del giocatore ha sempre portato a rassicurazioni riguardo al fatto che l'impegno preso sarebbe stato mantenuto nonostante la necessità di dover rimandare tutto a dopo il CdA di febbraio, pubblicamente sono arrivate diverse dichiarazioni di Arrivabene che potevano far pensare a un'inversione di rotta. Che ora teme anche lo stesso Dybala, anche stanco di queste continue frecciate dal sapor di provocazioni: lui non si tira indietro e aspetta la prossima mossa della Juve. Facendo capire che se dovessero cambiare gli accordi facendo magari saltare il banco, non sarebbe per un colpo di testa suo. E Allegri? In conferenza risponde così: “Tutti dobbiamo sempre dimostrare perché siamo alla Juve”. Intanto questa volta è stato Dybala a picchiare duro. Fino a febbraio, marzo o quando sarà, altri colpi pesanti anche sotto la vita non mancheranno.