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  • Crotonemania: Rivoluzione d'aprile

    Crotonemania: Rivoluzione d'aprile

    • Michele Santoro
    Tre sconfitte consecutive e domani il delicatissimo impegno col Bologna. Le Idi (e oltre) di marzo crotonesi me le sarei aspettate un tantino diverse, e invece rischiano di essere mortifere come quelle di Giulio Cesare. L’inclinazione verso cui tendono gli uomini di Zenga sembra congiungere lentamente, ma inesorabilmente, a lidi meno prestigiosi tradendo, almeno per il momento, la congiuntura favorevole calabrese nel periodo primaverile. Sperando che la ‘Rivoluzione d’Aprile’ rossoblù, che negli ultimi due anni ha condotto a una storica promozione in A e ad una altrettanto storica salvezza, riproponga anche in questa stagione il suo vento di cambiamento, facciamo il punto e ripartiamo.

    QUELLO CHE VORREI VEDERE. Prima di tutto la convinzione, la convinzione di meritare la permanenza in massima serie. I punti di distacco dalla Spal sono solo due, ma la squadra scende in campo come se ce ne fossero almeno altri dieci di ritardo. Dalla larga vittoria contro la Samp in poi i rossoblù hanno staccato la spina (almeno quella mentale), come se quel poker fosse il culmine della stagione, il punto aureo oltre il quale non poter andare. Vorrei vedere meno errori pacchiani in difesa, perché se gol subito deve essere che almeno non venga steso il tappeto rosso agli avversari. Vorrei vedere qualche rete in più o, almeno, qualche azione pericolosa in più, perché col quartultimo attacco del torneo non si va da nessuna parte. Vorrei rivedere, infine, quegli automatismi che ci avevano portato ad avere un rassicurante vantaggio sulla zona calda, che hanno permesso ai pitagorici di imporre il loro calcio a San Siro contro l’Inter e, se non sono troppo pretenzioso, vorrei rivederli prima che sia troppo tardi.

    QUELLO CHE NON VORREI VEDERE. Basta isterismi ed eccessi di foga inutili, gli stessi che a Firenze hanno causato le squalifiche di Capuano, Mandragora e Stoian, mancati come il pane mercoledì scorso. Non vorrei rivedere più il 3-5-2, benché effetto di turnover e defezioni varie, questo modulo non può essere supportato (e sopportato) dalla rosa a disposizione di Zenga. Volete dimostrazione più lampante delle quattro reti prese a Torino? Spero di no. Non vorrei vedere gente che si accontenta di aver tenuto testa alla Roma per venti minuti, di aver creato due occasioni contro la Fiorentina, di aver segnato il gol della bandiera contro i granata, perché il male silente della mediocrità è un lusso che non ci possiamo assolutamente permettere.  
     

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