“C’è qualcosa cui sei allergico o intollerante?”
“Certo, i vegani”. 


La battuta tranchant almeno quanto il personaggio che l’ha coniata, è dello chef Gordon Ramsay, il primo tra i supercuochi televisivi che hanno fatto la storia del cooking show. Ramsay, scozzese purosangue di Johnstone, è stato insignito della Corona dell’Impero Britannico per i suoi meriti culturali e divulgativi nel campo dell’alimentazione. Pochi sanno che è stato anche un ottimo talento calcistico, un vero duro: quando giocava nel Warwickshire, proprio nel giorno più importante della sua vita, quello di un provino con i Rangers, si lesionò il menisco. Ramsay non disse nulla e continuò a giocare per almeno due anni con il ginocchio lesionato. I Rangers lo presero quando aveva 15 anni e lo fecero giocare anche in prima squadra, due volte, in altrettante amichevoli. Poi il ginocchio fece definitivamente crack: durante una partita di squash, altro sport in cui eccelleva, Ramsay si sfasciò legamenti collaterali e tendine. 

Forse è stata la sua fortuna perché nella cucina di casa, con il ginocchio immobilizzato, iniziò i suoi primi esperimenti. Da lì l’università e una carriera iniziata come lavapiatti e cresciuta da commis, a sous chef, a chef meritevole di sedici stelline Michelin. Il suo patrimonio immobiliare costituito non solo da ristoranti ma anche da ville, parchi e una casa di produzione televisiva supera i 150 milioni di euro. Gestisce 27 ristoranti anche se ne ha aperti almeno una cinquantina e quando ha chiuso lo ha fatto per prendere i soldi e investirli altrove: Londra, Parigi, New York, Dubai, Miami, Tokyo, Hong Kong, Melbourne. È presente in cinque continenti. In Italia ha un ristorante in Sardegna al Forte Village e uno in Toscana al Castel Monastero.

Ha vinto diverse cause per diffamazione, furti di ricette o di proprietà intellettuali. Molto più ricche quelle incassate contro soci che gli avevano rovinato il ristorante e il nome. Ramsay non ha mai fatto sconti a nessuno. Ma a un certo punto anche a lui hanno presentato il conto. Un ragazzo americano che aveva partecipato al suo show e che era stato stroncato brutalmente dallo chef durante il programma, qualche tempo dopo si tolse la vita. Ramsey ha concluso i suoi contratti televisivi per allontanarsi dalle telecamere: ha viaggiato, ha scritto un libro e uno sceneggiato. Nel frattempo ha anche cambiato idea sui vegani. 

In primavera dichiarò di voler provare questo stile alimentare che in passato aveva stroncato. Al momento si definisce “curioso ma perplesso” da quella che di fatto non è una cucina ma un vero stile di vita. 

Quando a sir Alex Ferguson chiesero cosa pensasse dei calciatori vegetariani, il tecnico del Manchester United rispose che le due cose non potevano andare d’accordo: “Preferirei che un mio calciatore bevesse qualche birra…” Chissà cosa avrebbe pensato Ferguson di Chris Smalling, centrale difensivo dei suoi Red Devils che proprio in queste ore ha dichiarato di essere “vegano da un pezzo”. Il 28enne, un gigante di 1.95 con 182 presenze ufficiali nello United, ha scelto la strada dell’alimentazione vegana autonomamente e alla fine, dopo qualche approccio, l’ha abbracciata completamente. Oggi sostiene di essere molto più tonico, in forza e di non soffrire più di problemi di stomaco.

Lo spagnolo Bellerin, moto perpetuo dell’Arsenal sulla destra, è vegano da quasi un anno: “Mi ha cambiato la vita, al mattino mi sento pieno di energie e recupero dagli sforzi di allenamenti e partite molto più rapidamente”. 

Jermain Defoe, 273 gol in carriera, è un uomo straordinario non solo per quello che fa sul campo: ha perso suo fratello in una rissa tra bande a Londra, il padre dopo una estenuante malattia ma anche due tra i suoi migliori amici sono morti di overdose. Defoe ha sfogato tutto questo dolore assistendo bambini in ospedale: la storia di Bradley Lowery, un bimbo affetto da neuroblastoma morto a soli sei anni cui l’attaccante andava a fare visita spessissimo, ha commosso il mondo. Jermain ha creato la sua Defoe Foundation che nel nome del fratello vuole eliminare le armi dai quartieri per avvicinare i ragazzi a libri e sport. Lo scorso anno anche il calciatore, come Ramsey, è stato insignito della Corona dell’Impero Britannico per la sua attività incessante e benemerita. Anche Defoe è vegano convinto, ormai da quattro anni: “Per gestire il tipo di vita e di professione che ho scelto occorrono disciplina e determinazione. Essere vegano ti costringe a pensare le cose in maniera diversa, più sostenibile, più armonizzata con tutto quello che ti circonda. Ho scelto di curare la fatica con i massaggi e con la crioterapia ma anche la dieta vegana funziona: la cosa buffa è stato spiegarlo a mia mamma che ci ha riempito di carne fin da quando eravamo bimbi…” A convincerlo a scegliere la soluzione vegana fu la sua fidanzata Rachael Calvert, impegnata con lui nelle attività sociali della sua Fondazione. 

Diversi giocatori dunque si professano vegani convinti e a questi vanno aggiunti personaggi come Venus Williams, Lewis Hamilton, l’ultramaratoneta Scott Jurek, la tre volte medaglia olimpica di snowboard Hannah Teeter, la favolosa surfer Tia Blanco, il velocista Jack Lindquist, il letale Abel “Killa” Trujillo – fenomeno delle Mixed Martial Arts. 
Persino Gordon Ramsey si è convertito. Dunque la dieta vegana e lo sport possono convivere?

Il dibattito è aperto