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    Da perseguitato dell'Isis all'esultanza che elimina l'Iraq in Coppa d'Asia: la storia del bomber Aymen Hussein

    Da perseguitato dell'Isis all'esultanza che elimina l'Iraq in Coppa d'Asia: la storia del bomber Aymen Hussein

    • Alessandro Di Gioia
    Il destino di nascere con un cognome che in Iraq non evoca bei ricordi, la vita da sfollato, il padre generale dell'esercito ucciso da Al Qaeda, le persecuzioni da parte dell'Isis, i gol in Coppa d'Asia e l'incredibile espulsione che costa l'eliminazione ai suoi: la storia di vita di Aymen Hussein Ghadhban Al Mafreajy farebbe impallidire il notorio Des Esseintes di "Controcorrente", sfortunato protagonista, seppur di nobili natali, del romanzo di formazione del francese Joris Karl Huysmans. Tutto questo nonostante il bomber della nazionale irachena abbia appena compiuto 28 anni, lo scorso 21 gennaio, festeggiando a suo modo, con i gol.

    IL TABELLONE DELLA COPPA D'ASIA

    LA GUERRA, L'ISIS E IL SOGNO DEL PALLONE - Realizzare il proprio sogno, quello di giocare a pallone, non è stato però affatto semplice, utilizzando un eufemismo, per l'attaccante dell'Al-Quwa Al-Jawiya, squadra della Premier League irachena. Le vicende del paese natale, sprofondato in un terribile conflitto bellico durato dal 2003 al 2011 e mai totalmente sanato anche dopo la morte dell'ex dittatore Saddam Hussein, hanno condizionato profondamente la gioventù di Aymen, che porta lo stesso cognome del temuto Rais: nato ad Al-Safra, nella parte sud-occidentale di Kirkuk, nel turbolento distretto di Hawija, cresce nel villaggio rurale, controllato dall'Isis e a lungo teatro di attacchi aerei della coalizione, perché situato nei pressi di diversi oleodotti.
     

    LA MORTE DEL PADRE E LA VITA DA SFOLLATO - Il padre, un ufficiale dell'esercito iracheno, viene assassinato quando Aymen ha appena 12 anni, mentre era in servizio, in seguito ad un attacco terroristico da parte di Al Qaeda, mentre il fratello è stato rapito dall'ISIS e tutt'ora nessuno sa dove si trovi: l'adolescenza, trascorsa da sfollato assieme alla madre e ai fratelli  Asser e Laith, lo segna profondamente. Nel 2009, a 13 anni, viene però notato mentre gioca con la sua squadra locale, grazie a un vicino di casa, che era membro del consiglio dell'Al-Alam SC, club di prima divisione irachena di Saladin, e che lo fa entrare nelle giovanili della squadra, colpito dalle sue qualità sotto porta.

    L'ESILIO IN KURDISTAN E IL CAPITANO DELL'IRAQ - Hussein emerge per le caratteristiche fisiche e la grande capacità di andare in rete, tanto che prima passa al Tuz FC, altro club della Serie A irachena, anche se per giocare con continuità è costretto a trasferirsi nel Gas Al-Shamal, un club di seconda serie della Kurdistan League, una divisione formata principalmente da giocatori di riserva dei migliori club curdi. Contattato dal vice allenatore del Duhok, riesce a rientrare da protagonista in patria, anche perché lavora, con grande gioia personale, assieme all'ex capitano della nazionale dell'Iraq e a due allenatori siriani che lo fanno crescere sotto l'aspetto tattico.
     

    IL TIGRI E LA JUVENTUS ARABA - Ancora una volta però il destino gli è avverso: il Kurdistan versa in una pessima situazione economica, il club non riesce più a pagare gli stipendi e Hussein è costretto a rientrare a Baghdad, dove tuttavia con l'Al Naft segna 11 gol in 12 partite e conquista la vetta della classifica, prima di infortunarsi, chiudendo comunque la stagione al secondo posto, miglior risultato della storia per il club della sponda Est del fiume Tigri. Nel frattempo Aymen inizia a segnare anche con la maglia delle nazionali giovanili irachene, prima di trasferirsi all'estero per la prima esperienza fuori dai confini nazionali, con il club tunisino dello Sfaxien, soprannominato "la Juventus araba", a cui seguono quelle in Qatar, nell'Al-Markhiyar, e negli Emirati Arabi Uniti, nell'Al-Jazira.

    L'EREDE DI MAHMOUD E LA DELUSIONE OLIMPIADI  - L'ultimo club in cui milita fuori dall'Iraq è il Raja Casablanca, in Marocco, dove rimane per una sola stagione, a causa del poco minutaggio messo a referto, prima di tornare in patria, ancora nell'Al-Quwa Al-Jawiya, club del suo idolo, l'ex numero 10 dei Leoni della Mesopotamia, Younis Mahmoud, di cui è considerato l'erede. Ma è proprio la carriera con la maglia della nazionale che consegna Aymen alla leggenda del proprio paese: costretto a saltare per infortunio le Olimpiadi di Rio de Janeiro del 2016, conquistate grazie a una sua rete contro il Qatar nella Coppa d'Asia Under 23, si stava ampiamente rifacendo 7 anni dopo, ancora in Coppa d'Asia, quella dei grandi però.
     

    COPPA D'ASIA, DA SOGNO A INCUBO - Prima del clamoroso finale thriller:  il capocannoniere della competizione, con sei reti realizzate sulle dieci in totale della propria nazionale, che avevano portato l'Iraq a dominare il Gruppo D, con tre vittorie su tre e la bellezza di 9 punti realizzati, tra cui storica la vittoria per 2-1 ottenuta contro il Giappone, griffata da una sua doppietta, così come due gol, di cui uno al 90', arrivati in appena un tempo nel successo per 3-2 contro il Vietnam, è costato però anche l'eliminazione dei suoi. Agli ottavi i Leoni della Mesopotamia hanno infatti perso negli ultimi minuti contro la Giordania: la sua esultanza dopo il gol del provvisorio 2-1 infatti ha portato incredibilmente all'uscita dell'Iraq.

    LA BEFFA - La Giordania infatti si porta in vantaggio con il gol di Al Naimat, che esulta mimando il gesto solito con cui la sua popolazione mangia con le mani il Mansaf, un piatto tipico. L’Iraq nel secondo tempo la ribalta e dopo il gol del vantaggio Hussein imita, secondo l’arbitro in maniera provocatoria, l’esultanza precedente del rivale: secondo giallo e dunque cartellino rosso, nazionale irachena in 10 e match che cambia storia, visto che nei minuti di recupero arriva il clamoroso ribaltone, col pareggio al 95' e il gol della vittoria giordana al 97', che vale i quarti. Grande beffa, invece, per l’Iraq e per il suo bomber: da perseguitato dell'Isis a eroe dell'Iraq in Coppa d'Asia, la storia non è stata così breve. Ma è bastata una partita per rendere il finale molto amaro.

    @AleDigio89
     

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