Preti nel pallone. Lotito convoca un sacerdote, o forse l’Esorciccio. E liberaci dagli infortuni. In effetti: tanti, troppi. Lazio falcidiata, Lazio da purificare. Siamo dalle parti della commedia all’italiana. Il prete nel pallone - salvo rarissimi esempi - è l’ultima risorsa a cui ricorrere, quando butta male e non sai a che santo votarti (appunto). Chi crede, sa che il Dio che governa l’armonia del mondo non ha molto tempo per preoccuparsi dello spogliatoio della Lazio, ma magari un suo rappresentante in questa terra forse sì, chi lo sa.

Luis Alberto, Parolo, Berisha, Bastos, Milinkovic, Luiz Felipe, Wallace, Lukaku, Durmisi. Tappe di un calvario, tanto per restare in trema. La «convocazione» sacerdotale di Lotito in realtà richiama alla memoria preti, esorcisti, uomini di fede che si spacciavano per tali, stregoni, fattucchieri, santoni, indovini e maghi co.co.co. che negli anni abbiamo visto comparire a fianco di centravanti, allenatori, presidenti e intere squadre. Le nazionali africane ai Mondiali - dalla Costa d’Avorio al Togo, dal Senegal al Camerun - hanno quasi sempre - nel loro staff - un padre spirituale con compiti non meglio definiti. L’intera nazionale del Togo - al Mondiale del 2006 - andò a farsi benedire da un presunto stregone che tenne la squadra praticamente sotto ipnosi per un’ora (Con conseguenze anche in campo: il Togo infatti venne subito eliminato). Anche il ritiro del Brasile del mondiale casalingo, quello del 2014, era frequentato da un sacerdote molto simpatico, del tutto informale nel modo di porsi: si definiva un tifoso della Selecao, sapeva tutto di Neymar e Thiago Silva, in realtà la sua presenza - così spiegavano i colleghi brasiliani - era stata pensata per «garantire» una copertura divina alla squadra di Felipao Scolari (tra l’altro: religiosissimo). In Italia la figura del prete nel calcio ha sempre avuto una certa rilevanza. Ci sono sacerdoti che gravitano attorno alle squadre e che nel tempo diventano amici dei calciatori più credenti (in passato Bergomi, Donadoni, Albertini); altri che svolgono ruoli part-time, vengono cioè convocati nei momenti più critici, come il don Regazzoni nel celebre film di Alberto Sordi, «Il presidente del Borgorosso Football Club». Padre Eligio  (nella foto di magliarossonera.it) negli anni ’70 era il confidente spirituale, l’amico di Gianni Rivera e il padre spirituale del Milan di Nereo Rocco. Era impegnato nel sociale, cercava di coinvolgere i giocatori nelle sue iniziative. Una ventina d’anni fa ebbe una certa notorietà Padre Fedele, il frate francescano, ultrà, capopopolo e arringa-folle del Cosenza che - in un momento di grande misticismo - inviò addirittura una lettera con tanto di minaccia divina ai vertici della FIGC, colpevole a suo dire di non ripescare il Cosenza nella categoria di appartenenza.

Come Lotito, anche Aurelio de Laurentiis, da qualche anno fa alzare il sipario sulla stagione del Napoli dal cardinale Sepe, prete tifosissimo (alla sua figura si ispira anche il cardinale Voiello interpretato da Silvio Orlando nella serie-tv di Paolo Sorrentino «The Pope») che per il Napoli si presta volentieri a svariate esibizioni da tifoso.